mercoledì 22 gennaio 2014

I bottoni nella società dal 1300 circa a metà del 1800

Il bottone è stato nelle carceri e nei palazzi dove si decidevano i destini dei popoli, è in grado di raccontare la storia dell’ umanità. Il bottone nella storia non è stato solo funzionale per unire due lembi di stoffa, ma ha almeno 10 facce di lettura: ostentazione, comunicazione, seduzione, provocazione, a luci rosse, del gossip, di superstizione, del contrabbandiere, da lutto ma anche  psicologico e virtuale dei rapporti fra uomini e donne, (il bottone è stato molto birichino).
In questo contesto si ha la sorpresa di scoprire  come questi quotidiani accessori del nostro abbigliamento si caricano di particolari significati, ci guidano lentamente nei meandri della storia, evocano epoche, personaggi, condizioni di vita, che si legano non solo alla storia del costume e della moda, ma anche alle vicende politiche ed economiche.
Vi presento alcuni bottoni datati dal 1900 al 1600. Poi vi spiegherò perché  vi sono questi tipi di bottoni così importanti e particolari.
Partiamo del bottone disegnato da Pablo Picasso negli anni 1920 per Coco Chanel. E’ una maiolica a due colori, uno un tocco d’oro. Raffigura un cavallo stilizzato con la testa rivolta verso destra. Ora la storia: Pablo Picasso e Coco Chanel negli anni 1920 lavoravano assieme allo spettacolo più bello del mondo il Cabaret. Lui faceva le scenografie e lei quei mezzi vestiti pieni di piume e di paillettes.
Andiamo  avanti, anzi indietro. Qui siamo nel 1800 con tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ghigliottinata dalla Rivoluzione Francese nel 1793. Le figure sono sempre postume alla loro vita. Il primo bottone è una miniatura su carta pitturata a mano, sotto vetro con un cerchio dorato, con otto zaffiri bianchi e otto rosette di metallo.Il secondo su materiale di sintesi, pitturato a mano, una miniatura su carta sotto vetro con un cerchio in rame. Il terzo un bottone di lega metallica. Dopo la Rivoluzione Francese vi è stata la Restaurazione,  i nobili, che avevano salvato la testa, portavano i bottoni con i personaggi della Rivoluzione, con una aggiunta.
Io ho solo tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ma esistono bottoni con l’immagine di Robespierre, di Marat, di Dalton, di Luigi XVI, il cappello della libertà in due versioni, che il Re aveva lanciato al popolo come segno di pace. La giunta, Giovanna D’Arco, nata nel 1412, lontanissima dalla Rivoluzione Francese, l’hanno inserita in quell’elenco perché era stata considerata la capostipite della rivolta verso il potere precostituito.
Scendiamo al 1700 e troviamo un bottone in metallo con una ghiera di chiodi. Pensate che quei chiodi sono in acciaio e carbonio, la cui testa è stata martellata a mano fino a quando non ha preso la forma del diamante. Inseriti ognuno nella sua sede, un foro sul supporto. A destra alle ore 9 manca un chiodo e notate la sede del bottone. Questi bottoni, 250 anni fa, quando non erano ossidati, potevano sembrare bottoni di metallo ma con tanti diamanti. Il 1700 era l’epoca dei lumi, tutto doveva brillare, non sono la mente, ma anche le cose materiali.
Siamo arrivati al 1600. Questo bottone è di metallo tutto inciso a mano, con la figura smaltata.
Lo smalto generalmente è un liquido, lo si mette nella sede esatta e poi va cotto. Quando esce è sempre tinta unita. Il cobalto può essere fatto con questo metodo, il viso assolutamente no, ha due sfumature, una di grigio e una di rosa. L’artista nel 1600 ha creato quel viso con la tecnica della polvere del vetro a più cotture e poi lo ha rifinito a mano. Pazzesco!!! Il personaggio è degno del bottone. Lorenzo il Magnifico, vissuto nella seconda parte del 1600, della famiglia dei Medici. Ora se andiamo a Firenze tutto ci parla dei Medici
Risaliamo un gradini, 1700. Bottone della famosa maiolica azzurra Wedg Wood inglese. E’ montato su argento firmato con la sigla S65. Il cammeo è in onice bianco lavorato a mano, raffigura le tre età, da sinistra: l’ anziano, l’ adulto ed il giovane.
Altro gradino e siamo nel 1800. Bottone a più metalli lavorato a mano. Sembra di avere in mano la settimana enigmistica perché dobbiamo cercare i particolari. Lo specchio, d’acciaio o di ematite, basculante riflettente. Il gatto davanti allo specchio e la finestra aperta. Sulla destra troviamo la tenda, con il merletto, che vola. Sotto i piedi del gatto vi è il parchè con le venature del legno. Nella parete della finestra notiamo la tappezzeria fiorata con due tipi di fiori. Alla nostra sinistra, fra lo specchio ed il bordo finale, alle ore nove, vi sono due piccole barrettine: il battiscopa.
Vi ho presentato sei bottoni le cui caratteristiche sono eccezionali per il design, per i materiali e l’accuratezza della lavorazione. Perché i nobili dal 1300 fino quasi a metà del 1800 facevano a gara fra loro a chi aveva la reggia più bella, il salone più prezioso, la biblioteca o la pinacoteca più importante ed aggiornata, insomma ognuno voleva esser in tutto superiore agli altri.
In questo gioco facevano parte anche i bottoni. I bottoni erano prerogativa degli uomini, ne portavano da 30/50 a 100/150 e poi vi sono le eccezioni. Erano i gioielli degli uomini, le donne generalmente portavano i veri gioielli ed i lacci per allacciare le vesti.
Due eccezioni ….  eccezionali: Francesco 1° Re di Francia nella prima parte del 1500 si era fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 ( avete letto bene tredicimilaseicento) bottoni d’ oro.  Li aveva fatti Jack Polin l’orafo di corte, ma anche il più famose di Parigi.
L’altra eccezione, il famoso Re Sole Luigi XIV . Quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma 1.826 in diamanti, perché era la sua pietra preferita. Aveva speso 14 milioni di franchi d’oro.  C’è da aggiungere che ci ha lasciato Versailles. Con questo voglio sottolineare che i nobile facendo a gara a chi aveva di più, ci hanno lasciato una Europa piena d’ arte di tutti i generi. Il popolo stentava a campare, ma era il sistema sociale organizzato in quel modo e nessuno poteva allora farci nulla. Ora sapete  quale era il rapporto fra nobili, bottoni e la società dal 1300 a circa metà del 1800.
Come al solito il Museo è aperto dalle 10-12 e 15-18 nell' orario invernale dal martedì alla domenica. Ingresso e guida gratuita.
Giorgio Gallavotti
Creatore e fondatore del Museo del Bottone

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