venerdì 7 dicembre 2018

Giocare con i bottoni a scuola

Presso la Scuola dell'infanzia Collodi di Limito di Pioltello (MI) sono arrivati i bottoni! Giorgio Gallavotti, fondatore del Museo del bottone di Santarcangelo di Romagna ha inviato un bel dono ai bambini: tanti bottoni di colori e forme differenti
I bambini hanno utilizzato i bottoni insieme alle loro maestre per creare delle belle decorazioni da appendere all'albero di Natale! Qui sotto il ringraziamento di Mina Altieri.
Abbiamo adottato un nonno che adora tutti i bambini...che ci ha omaggiato dei suoi tantissimi e coloratissimi bottoni che arrivano direttamente dal suo museo del bottone di Santarcangelo di Romagna nonché unico fondatore dello stesso.
I bambini contentissimi ne hanno ammirato la varietà, i colori, le forme. Li hanno toccato, ci hanno giocato e alla fine hanno realizzato delle splendide palline per addobbare il nostro albero di Natale.


Infinitamente grazie di cuore Giorgio Gallavotti: hai reso felici tutti i miei bambini perché con i tuoi bottoni non solo abbiamo addobbato l'albero ma abbiamo realizzato anche il lavoretto di Natale molto originale! Un bel lavoro di squadra!

Se volete prendere spunto dalla rete a questo link troverete tante idee per creare piccoli oggetti o giocare con i bottoni: Giocare e creare con i bottoni 
Visto che Natale si avvicina, qui troverete idee natalizie: Giocare e creare con i bottoni nel periodo natalizio

Giorgio Gallavotti 
Tel: 339 3483150
Mail: giorgio35@teletu.it
Profilo facebook personale: https://www.facebook.com/giorgio.gallavotti
Pagina facebook pubblica: https://www.facebook.com/MuseoDelBottone

domenica 28 ottobre 2018

Francesco I Re di Francia

Francesco I Re di Francia 1494-1547: un'altra storia fantastica che si racconta al Museo del Bottone.
Il mondo del bottone si divide nettamente in due settori Mondo antico dal 1200 al 1850 circa e quello moderno da circa 1850 ai tempi nostri Nel mondo antico i bottoni erano monopolio esclusivo degli uomini, che ne portavano una esagerazione da 50 a 200 fatti dai migliori maestri artigiani dell’epoca. Erano delle piccole opere d’arte fatti tutti a mano uno a uno, con il materiale dal diamante in giù. Le donne portavano i veri gioielli e i lacci per allacciarsi le vesti. Francesco I (1494-1547), Re di Francia, si era fatto fare una veste di velluto nero, con 13.500 bottoncini d’oro. Doveva ricevere un Sultano e voleva far vedere che il Re era più ricco del Sultano.
Le ragioni diplomatiche non permettevano al Re di dire “Io sono più ricco di te”. Se lo avrebbe detto, forse non ci avrebbe creduto. Allora ha fatto parlare i bottoni. Il bottone è sempre stato sul davanti ed è il primo impatto con una persona. Perché nella storia dell’umanità, quando qualcuno voleva far sapere qualcosa, di qualunque tipo e genere, ma non lo poteva dire faceva parlare i bottoni. Ecco che saltano fuori i molti vizi e poche virtù dell’umanità. Vi sono bottoni di ostentazione – comunicazione- seduzione- provocazione – da lutto - del gossip – del contrabbandiere – a luci rosse – di superstizione – e quello virtuale fra i rapporti uomini e donne. il bottone birichino
Nel tempo indietro quel bottone slacciato al punto giusto poteva mettere in difficoltà chi era di fronte se osare o non osare. Vi è tutta una letteratura sulla seduzione e provocazione del bottone che potrei scrivere un romanzo. Dal 2017 abbiamo anche il bottone dello spogliarello foto n 3 è del 2017 brevettato a Madrid
DOVE ERANO I 13.500 BOTTONI DI FRANCESCO I ? 
Al Museo ne abbiamo in mostra 13.500. Secondo il taglio della veste dai 10 ai 20 bottoni erano cuciti sul davanti per allacciare la veste con l’asola FUNZIONALI. Gli altri, per OSTENTARE, li mettevano sul gilet, sulle ghette, sulle culottes, sui rever delle giacche e delle maniche e su dei grandi mantelli. In base all’anellino per cucirlo alla veste, facevano le asoline, la distanza in base alla grandezza del bottone. Gli anellini venivano inseriti nelle asoline e poi con un filo di ferro venivano fermati dal primo all’ultimo. Essendo molto preziosi potevano essere spostati da un abito all’altro facilmente. Di Francesco 1° non c’è rimasto nulla, gli onestissimi rivoluzionari hanno portato via tutto. Lo sappiamo da Jack Polin, l‘orafo di corte e più famoso di Parigi. Teneva il diario di quello che faceva per la Corona.
Il Re poteva averli messi in tutti i posti descritti più in un grande mantello con un lungo strascico
foderato internamente ed esternamente da bottoni che non potevano essere più grandi di una paillettes. Nella foto n. 3 la grandezza circa del bottone tutto d’oro. Il bottone in fotografia è di metallo placato in oro, smaltato e lavorato. Non avevano niente da fare.
Il bottone di metallo con Francesco 1° è degli anni 1970.

Giorgio Gallavotti 
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domenica 21 ottobre 2018

Orario invernale 2018/2019 Museo del Bottone

Le ore di luce sono notevolmente diminuite, le temperature sono calate e abbiamo riposto nei cassetti i costumi e pantaloni corti; l'estate è ormai quasi un ricordo. Anche per il Museo del Bottone è ora di adeguarsi all'autunno. Ecco l'orario per le stagioni autunno e inverno 2018/2019 a partire da ottobre 2018:




Lunedì:  10:00-12:00  e 14:45-18:00
Martedì:  10:00-12:00  e 14:45-18:00
Mercoledì: 10:00-12:00  e 14:45-18:00
Giovedì:  10:00-12:00  per eventuali visite pomeridiane prenotare via telefono
Venerdì:  10:00-12:00  e 14:45-18:00
Sabato:  10:00-12:00  e 14:45-18:00
Domenica:  10:00-12:00  e 14:45-18:00


Giorgio Gallavotti
Tel: 339 3483150
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Sito: http://bottone.art-italy.net/
Blog: https://ibottonialmuseo.blogspot.com/

sabato 20 ottobre 2018

Il diamante blu di Luigi XIV

Luigi XIV ( 1638-1715 ) è incoronato Re di Francia il 7 giugno 1654 a Reims.
Nasce il “Re Sole”. Luigi XIV scelse come emblema il Sole perché è l’astro che dà la vita a tutte le cose ma è anche Apollo, il dio della Pace e delle Arti. Nel castello di Versailles si troveranno numerose allusioni a questo dio della mitologia greca.
Quando organizzava il ricevimento di stato a Versailles, aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma 1826 bottoni in diamanti. Era la sua pietra preferita. Al tempo tanti emissari battevano il medio oriente per procurarsi i diamanti da portare a Luigi XIV che li pagava profumatamente. Nel 1688 arriva a Corte un suo emissario, di nome Jean-Baptiste Tavernier, che gli porta un fornito sacchetto di diamanti. Quel sacchetto è stato pagato 14 milioni di franchi d’oro. Dentro quel sacchetto vi era un diamante perfetto blu di 112,5 carati.
Luigi XIV lo fece dividere in due. Il suo è rimasto di 67,5 carati, perché ha voluto creare un diamante a forma di cuore che è risultato di 31 carati Quel diamante è stato regalato alla sua amante preferita Madame de Montespan.  

In Francia sappiamo che è passata la Rivoluzione Francese e i rivoluzionari hanno rubato tutto quello che di valore trovavano. Poi hanno cercato di liberarsi subito di tutto per paura della restaurazione. I due diamanti di 67,5 e di 31 carati erano troppo conosciuti perché ostentati a corte. Quello della Montenspan anche oggetto di gossip.
Un diamante ricompare nel 1830 a Londra messo all’asta, era diventato di 45,5 carati venne acquistato dal banchiere Henry Thomas Hope per la bellezza di diciottomila sterline e da quel momento in avanti venne battezzalo "diamante Hope".
È passato in vari mani in varie aste ed alla fine è stato regalato al Museo di Storia Naturale Washington. Quello di 31 carati è stato messo all’asta, nello stesso anno, in Europa con il nome di Wittelsbach, il cognome della famiglia della bassa Baviera della principessa Sissi. È appartenuto a quella famiglia da cui ha preso il nome.
Non è stato comperato dal governo austriaco. Polemica perché stava bene nel Museo della Corona a Vienna. Quello che lo ha comperato lo ha prestato al Museo di Storia Naturale di Washington. Gli esperti dopo studi e ricerche particolareggiate sulle 2 pietre hanno dimostrato che all'inizio facevano parte di un unico diamante. Non poteva che essere quello di Luigi XIV


Giorgio Gallavotti 
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lunedì 14 maggio 2018

Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna: un viaggio nella storia

Ci sono diversi modi per raccontare la storia. Documenti, testimonianze, e .. oggetti.
Sono proprio questi ultimi a profumare di intimità della vita quotidiana e a conservare la memoria di ricordi e vicissitudini.
Se ti dicessero che la storia può essere raccontata attraverso l’uso e la simbologia del bottone tu ci crederesti? Forse no.

Bene, sono pronta a farti ricredere e a raccontarti cosa si cela nel cuore della meravigliosa Santarcangelo di Romagna.