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domenica 28 ottobre 2018

Francesco I Re di Francia

Francesco I Re di Francia 1494-1547: un'altra storia fantastica che si racconta al Museo del Bottone.
Il mondo del bottone si divide nettamente in due settori Mondo antico dal 1200 al 1850 circa e quello moderno da circa 1850 ai tempi nostri Nel mondo antico i bottoni erano monopolio esclusivo degli uomini, che ne portavano una esagerazione da 50 a 200 fatti dai migliori maestri artigiani dell’epoca. Erano delle piccole opere d’arte fatti tutti a mano uno a uno, con il materiale dal diamante in giù. Le donne portavano i veri gioielli e i lacci per allacciarsi le vesti. Francesco I (1494-1547), Re di Francia, si era fatto fare una veste di velluto nero, con 13.500 bottoncini d’oro. Doveva ricevere un Sultano e voleva far vedere che il Re era più ricco del Sultano.
Le ragioni diplomatiche non permettevano al Re di dire “Io sono più ricco di te”. Se lo avrebbe detto, forse non ci avrebbe creduto. Allora ha fatto parlare i bottoni. Il bottone è sempre stato sul davanti ed è il primo impatto con una persona. Perché nella storia dell’umanità, quando qualcuno voleva far sapere qualcosa, di qualunque tipo e genere, ma non lo poteva dire faceva parlare i bottoni. Ecco che saltano fuori i molti vizi e poche virtù dell’umanità. Vi sono bottoni di ostentazione – comunicazione- seduzione- provocazione – da lutto - del gossip – del contrabbandiere – a luci rosse – di superstizione – e quello virtuale fra i rapporti uomini e donne. il bottone birichino
Nel tempo indietro quel bottone slacciato al punto giusto poteva mettere in difficoltà chi era di fronte se osare o non osare. Vi è tutta una letteratura sulla seduzione e provocazione del bottone che potrei scrivere un romanzo. Dal 2017 abbiamo anche il bottone dello spogliarello foto n 3 è del 2017 brevettato a Madrid
DOVE ERANO I 13.500 BOTTONI DI FRANCESCO I ? 
Al Museo ne abbiamo in mostra 13.500. Secondo il taglio della veste dai 10 ai 20 bottoni erano cuciti sul davanti per allacciare la veste con l’asola FUNZIONALI. Gli altri, per OSTENTARE, li mettevano sul gilet, sulle ghette, sulle culottes, sui rever delle giacche e delle maniche e su dei grandi mantelli. In base all’anellino per cucirlo alla veste, facevano le asoline, la distanza in base alla grandezza del bottone. Gli anellini venivano inseriti nelle asoline e poi con un filo di ferro venivano fermati dal primo all’ultimo. Essendo molto preziosi potevano essere spostati da un abito all’altro facilmente. Di Francesco 1° non c’è rimasto nulla, gli onestissimi rivoluzionari hanno portato via tutto. Lo sappiamo da Jack Polin, l‘orafo di corte e più famoso di Parigi. Teneva il diario di quello che faceva per la Corona.
Il Re poteva averli messi in tutti i posti descritti più in un grande mantello con un lungo strascico
foderato internamente ed esternamente da bottoni che non potevano essere più grandi di una paillettes. Nella foto n. 3 la grandezza circa del bottone tutto d’oro. Il bottone in fotografia è di metallo placato in oro, smaltato e lavorato. Non avevano niente da fare.
Il bottone di metallo con Francesco 1° è degli anni 1970.

Giorgio Gallavotti 
Tel: 339 3483150
Mail: giorgio35@teletu.it
Profilo facebook personale: https://www.facebook.com/giorgio.gallavotti
Pagina facebook pubblica: https://www.facebook.com/MuseoDelBottone

giovedì 17 luglio 2014

DIAMANTE BLU E LA COMUNICAZIONE DEI BOTTONI

In questo post presento due personaggi di cui ho già scritto, ma sotto un altro punto di vista, ed uno strano bottone a rebus. Si affronta  il problema della comunicazione senza compromettersi troppo. Il bottone è sempre stato, generalmente, nella parte anteriore all’abito e quando qualcuno voleva far sapere una cosa e non la poteva dire, faceva parlare i bottoni. 
Da Wikipedia  < “Luigi XIV (  1638-1715 ) è incoronato Re di Francia il 7 giugno 1654 a Reims, ma lascia il governo al Cardinale Mazzarino, che è il suo primo ministro. Luigi XIV continua la sua formazione militare presso Turenne. Mazzarino muore nella notte tra l’8 e il 9 marzo 1661 e il giovane Re di 23 anni dichiara ai suoi ministri: “Il cardinale Mazzarino è morto, Signori Ministri, vi rivolgerete a me d’ora in avanti. Voglio in futuro governare da solo il mio regno. Non voglio affatto il Primo Ministro, mi servirò di coloro che hanno delle cariche per agire sotto di me secondo le loro funzioni e se succederà, d’avere bisogno dei vostri consigli, ve lo chiederò”. Nasce il “Re Sole”. Luigi XIV scelse come emblema il Sole perché è l’astro che dà la vita a tutte le cose ma è anche Apollo, il dio della Pace e delle Arti. Nel castello di Versailles si troveranno numerose allusioni a questo dio della mitologia greca. “ >
Ed è proprio vestito da “Sole” che il monarca apparirà ad una festa a Corte, ma anche quando faceva i ricevimenti di Stato a Versailles. Siamo alla fine del 1600 e primi 1700,  Luigi XIV aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma 1826 bottoni in diamanti, la sua pietra preferita. Questi diamanti non erano piccoli sassolini ma erano con tanti carati fra cui uno di un colore di profondo blu, il più grande dell’epoca. Lui non ha mai detto sono il Re Sole, ma la simbologia che ha scelto unitamente ai diamanti, che lo facevano splendere come un sole hanno parlato per lui. Ancora Wikipedia <Una sola parola potrebbe qualificare Luigi XIV: “Grandeur”. Tutta la sua vita sarà volta alla preoccupazione di apparire, questa preoccupazione di maestosità per la sua persona, per la sua Corte e per la Francia.> 
Il diamante blu: l’originale diamante, ora con il nome Hope, fu acquistato da Luigi XIV nel 1688 da un mercante francese, Jean-Baptiste Tavernier.
Luigi XIV fece tagliare il diamante a forma di cuore per donarlo a Madame de Montespan, una delle sue amanti preferite.Luigi XIV ne ridusse così i carati a 67,5 dagli originari 112,5. Dopo la Rivoluzione Francese il diamante di 67,5 carati fu messo all’ asta a Londra nel 1830, ma i suoi carati ora sono 45,5. Misteriosa coincidenza perché nello stesso anno appare in Europa anche il diamante Wittelsbach. Scoperta curiosa, ma interessante. Quello di 44,5 carati venne acquistato dal banchiere Henry Thomas Hope per la bellezza di diciottomila sterline e da quel momento in avanti venne battezzalo "diamante Hope". Quello a cuore di 31 carati, è chiamato Wittelsbach, il cognome della famiglia della principessa Sissi. Questo diamante è stato acquistato, l’ultima volta nel 2008 da un anonimo, con grande polemica degli austriaci. L’acquirente lo ha imprestato al Museo di Storia Naturale di Washington,   dove c’è anche quello con il nome di Hope, che ha cambiato proprietà diverse volte, che è stato regalato al Museo. Studi e ricerche particolareggiate sulle 2 pietre hanno dimostrato che all'inizio facevano parte di un unico diamante. Divisi successivamente per evitare che i celebri diamanti fossero riconosciuti. 
Curiosa la storia di questo bottone a rebus. Un nobile era riuscito a conquistare una nobil donna di alto lignaggio. A suo parere non vi era nessuna soddisfazione personale se non lo sapeva nessuno.
Un giorno si presenta ad un ricevimento in un palazzo con 30/40 bottoni  con la simbologia del rebus. Subito i conviviali vedendo questi strani bottoni cominciano ad indagare per capire che cosa rappresentavano. Si scopre che è un bottone rebus ma qualcuno trova la sua soluzione. Il bottone, in madreperla del 1700, è  francese, non appartiene al Museo del Bottone, ha quattro lettere che vogliono dire ELLA HA CEDE’. Subito fra i conviviali parte il gossip. Chi è? Dove? Quando? Perché? Ecc. A questo punto iniziano gli indizi
(qualcuno ha visto quel nobile a parlare con la nobildonna, un secondo lo ha visto in un altro contesto, ecc ). Con tutti gli  indizi riuniti alla fine si scopre chi è la nobildonna. Lui però non aveva detto nulla.
La foto del Bottone dalla rivista “ Il Bottone ed. ASC Edizioni Milano n. 8  Autunno-inverno 1996/97”
Altro storia quella di  Francesco I° ( 1494-1547) Re di Francia si era fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro. Doveva ricevere un Sultano e doveva far vedere che lui era il più ricco dei due.
Francesco I° non poteva dire al Sultano io sono più ricco di te. Non gli avrebbe creduto in nessun modo.
I bottoni hanno parlato per lui ed anche in questo caso sono stati i bottoni parlare
Questo bottone con l’immagine di Francesco I° è degli anni 1970 in ottone. Le immagini, sempre postume alla loro vita, dei personaggi storici più famosi, sono sempre stati impressi sui bottoni in tutte le epoche. Al Museo potete ammirare tre bottoni con l’immagine di  Maria Antonietta del 1800, Lorenzo il Magnifico  bottone 1600, Mozart 1800, Maria Luisa d’Austria, addirittura quattro bottoni con D’Artagnan. Questi sono i nomi più  noti ma ve ne sono tanti altri. Questo è l’invito di venire a parlare con questi personaggi  che vi raccontano le loro storie, ma anche di ascoltare quelle in cui noi stiamo vivendo.
Ed ora BUONE VACANZE A TUTTI. Siete in Romagna?  Se fate una visita al Museo del Bottone, sicuramente non vi pentirete. Orario estivo dal martedì alla domenica: 10-12 / 15.30-16.30 / 21-23.30 il lunedì 21-23.30
Giorgio Gallavotti - Claudia Protti

lunedì 8 ottobre 2012

NOBILI E BOTTONI

In questo post cerco di spiegare qual è il rapporto fra nobili, bottoni e società dal 1300 al 1850 circa.
Ci dobbiamo dimenticare del nostro tipo di abbigliamento ed immergerci nella loro realtà che era nettamente diversa dalla nostra. Iniziamo dai bottoni araldici
Questo bottone apparteneva alla famiglia Montini che ci ha dato come Papa Paolo VI. E’ un bottone in argento del 1850 circa. Questo bottone  i membri della famiglia Montini non lo hanno mai portato. E’ uno dei tanti bottoni che la servitù dei Montini aveva sulla livrea .  
La corona del casato Montini ha nove punte. L’araldica ci dice che il casato dei Montini  è un casato da CONTE. I nobili, dal 1300 al 1850 circa, avevano la servitù con la livrea con i bottoni dello stemma della famiglia, i famosi bottoni araldici. Più ricco era il casato più nobile poteva essere il materiale del bottone. Al Museo vi sono tantissimi bottoni dei servi dei nobili dei numerosi ed infiniti casati nobiliari europei.
Ecco alcuni bottoni dei casati dei nobili.
Questo bottone dei primi 1800 è di lega metallica ed ha nove punte,  la prima, l’ultima e quella centrale più alta: l’araldica ci dice che il casato è da MARCHESE.
Questo bottone è lega metallica fine 1700/1800 con sette  punte: l’araldica ci dice che il casato è da BARONE.
Questo bottone in ottone 1700 con cinque punte è del casato da DUCA. Gli stemmi meno punte hanno e più vicino il casato è al Re. Quando sono poche le punte si possono allargare a foglia e inserire quelle cosine che loro hanno: diamanti, zaffiri, pietre dure ecc.
Altri bottoni araldici
I primi due rappresentano lo stemma reale della Svezia: le tre corone, dal 1364 quando la Svezia aveva sotto di se la Finlandia e il Meclemburgo (in realtà era un Ducato). Sono databili primi 1800. Il terzo è lo stemma della Regina Elisabetta II d’Inghilterra. Il bottone è dell’esercito inglese nella seconda guerra mondiale, databile anni 1940.
La firma ufficiale del casato con la corona a  nove punte è il bottone in lega metallica circa primi 1800 dei servi del PRINCIPE.
La firma ufficiale del casato con la corona da Re è il bottone dei servi della Corona.
In questo caso il materiale come minimo doveva essere d’argento. Anche questo bottone è dei primi 1800.
Ancora bottoni araldici. Quello al centro è la croce di Malta in argento su ottone epoca 1850. A che cosa servivano questi bottoni? Quando qualcuno suonava a palazzo e  il servo più bottoni aveva e più alto era nel grado della servitù, andava ad aprire, dall’araldica dei bottoni della livrea, chi entrava capiva subito il casato della famiglia. Questi bottoni si chiamano bottoni di comunicazione.
Questo bottone è d’ argento  ed ha un sol levante. Le journal de Paris de la mode e de femme del 6 febbraio del 1806 scrive. E’ un sol levante che si vede disegnato sui bottoni di un giovane uomo di bon ton. I bottoni non potevano essere meno di 5-6 dozzine sul gilet, sulle ghette e sulle culottes.
Da quanto letto salta fuori che erano gli uomini dal 1300 a metà del 1800, che portavano i bottoni e anche molti, in questo caso una settantina. Era la media dei bottoni che i nobili portavo: dai 50 ai 150-200 bottoni.
Questi bottoni a parte 7-8, dipendeva dal taglio della veste, servivano per allacciare, gli altri erano per ostentare la ricchezza, la potenza ed il potere. Erano fatti dai migliori maestri artigiani con materiali nobili.
I bottoni hanno tutti un anellino sotto per cucirli. Venivano messi sul gilet, sulle ghette, sulle culottes, sul bordi delle giacche, delle maniche ma anche su dei grandi mantelli.
Facevano delle asole su delle lunghe passamanerie in base all’anellino  del bottone, la distanza derivava dalla grandezza del bottone. Gli anellini venivano inserite in queste asole in lunghe file e poi fermati con un filo di ferro. Essendo preziosi si potevano spostare da un abito ad un altro molto facilmente. Da cucire erano solo quelli da allacciare la veste. Le donne portavano i veri gioielli e i lacci per allacciare le vesti.
Francesco I
Le eccezioni esagerate. Pensate a Francesco 1° Re di Francia dal 1515 al 1547 si era fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro. I bottoni li aveva fatti Jack  Polin, orafo di corte, ma anche il migliore di Parigi. Il Re doveva ricevere un Sultano e doveva far vedere che fra i due era il più ricco.
LUIGI XIV
Invece il famoso Re Sole Luigi XIV Re di Francia dal 1643 al 1715, quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma anche 1826 bottoni in diamanti perché era la sua pietra preferita. Aveva speso la modica cifra di 14 milioni di franchi d’oro di allora.
La conclusione di questo post ci può portare ad un giudizio non troppo  favorevole per questi personaggi se pensiamo che il popolo moriva di fame e di stenti.
Anche qui,  però c’è il rovescio del bottone. Allora andava di moda così e nessuno ci poteva far niente.
Questi nobili facevano a gara a chi era più ricco. Noi ora quando giriamo l'Europa troviamo in ogni angolo  tantissima arte: palazzi reali, castelli, immensi musei ecc. che questi nobili ci hanno lasciato, testimoni di quel lusso, ma con tantissime meraviglie artistiche uniche ed impagabili e forse anche inimmaginabili che degli uomini abbiano creato cose così fantastiche.
Alcuni esempi: Luigi XIV ha speso 14 milioni di franchi d’oro per un pugno di bottoni, ma ci ha lasciato Versailles. Così se i Papi non pagavano Michelangelo o il Bernini non potremmo ora ammirare quelle meraviglie che questi artisti ci hanno lasciato: le più famose La Cappella Sistina ed il Colonnato del Vaticano.
Così come per tutte le altre bellezze che andiamo ad ammirare: il palazzo d’inverno di S. Pietroburgo e la residenza estiva oltre il circolo polare artico dei Romanov, l’Hermitage, oppure il Louvre di Parigi solo per nominarne  qualcuno.
Ogni frutto “aveva“ la sua stagione e quella era l’epoca della ostentazione personale che si manifestava anche attraverso l'abbigliamento e di conseguenza anche attraverso i bottoni.

Giorgio Gallavotti
Tel: 339 3483150
Mail: giorgio35@teletu.it