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mercoledì 22 gennaio 2014

I bottoni nella società dal 1300 circa a metà del 1800

Il bottone è stato nelle carceri e nei palazzi dove si decidevano i destini dei popoli, è in grado di raccontare la storia dell’ umanità. Il bottone nella storia non è stato solo funzionale per unire due lembi di stoffa, ma ha almeno 10 facce di lettura: ostentazione, comunicazione, seduzione, provocazione, a luci rosse, del gossip, di superstizione, del contrabbandiere, da lutto ma anche  psicologico e virtuale dei rapporti fra uomini e donne, (il bottone è stato molto birichino).
In questo contesto si ha la sorpresa di scoprire  come questi quotidiani accessori del nostro abbigliamento si caricano di particolari significati, ci guidano lentamente nei meandri della storia, evocano epoche, personaggi, condizioni di vita, che si legano non solo alla storia del costume e della moda, ma anche alle vicende politiche ed economiche.
Vi presento alcuni bottoni datati dal 1900 al 1600. Poi vi spiegherò perché  vi sono questi tipi di bottoni così importanti e particolari.
Partiamo del bottone disegnato da Pablo Picasso negli anni 1920 per Coco Chanel. E’ una maiolica a due colori, uno un tocco d’oro. Raffigura un cavallo stilizzato con la testa rivolta verso destra. Ora la storia: Pablo Picasso e Coco Chanel negli anni 1920 lavoravano assieme allo spettacolo più bello del mondo il Cabaret. Lui faceva le scenografie e lei quei mezzi vestiti pieni di piume e di paillettes.
Andiamo  avanti, anzi indietro. Qui siamo nel 1800 con tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ghigliottinata dalla Rivoluzione Francese nel 1793. Le figure sono sempre postume alla loro vita. Il primo bottone è una miniatura su carta pitturata a mano, sotto vetro con un cerchio dorato, con otto zaffiri bianchi e otto rosette di metallo.Il secondo su materiale di sintesi, pitturato a mano, una miniatura su carta sotto vetro con un cerchio in rame. Il terzo un bottone di lega metallica. Dopo la Rivoluzione Francese vi è stata la Restaurazione,  i nobili, che avevano salvato la testa, portavano i bottoni con i personaggi della Rivoluzione, con una aggiunta.
Io ho solo tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ma esistono bottoni con l’immagine di Robespierre, di Marat, di Dalton, di Luigi XVI, il cappello della libertà in due versioni, che il Re aveva lanciato al popolo come segno di pace. La giunta, Giovanna D’Arco, nata nel 1412, lontanissima dalla Rivoluzione Francese, l’hanno inserita in quell’elenco perché era stata considerata la capostipite della rivolta verso il potere precostituito.
Scendiamo al 1700 e troviamo un bottone in metallo con una ghiera di chiodi. Pensate che quei chiodi sono in acciaio e carbonio, la cui testa è stata martellata a mano fino a quando non ha preso la forma del diamante. Inseriti ognuno nella sua sede, un foro sul supporto. A destra alle ore 9 manca un chiodo e notate la sede del bottone. Questi bottoni, 250 anni fa, quando non erano ossidati, potevano sembrare bottoni di metallo ma con tanti diamanti. Il 1700 era l’epoca dei lumi, tutto doveva brillare, non sono la mente, ma anche le cose materiali.
Siamo arrivati al 1600. Questo bottone è di metallo tutto inciso a mano, con la figura smaltata.
Lo smalto generalmente è un liquido, lo si mette nella sede esatta e poi va cotto. Quando esce è sempre tinta unita. Il cobalto può essere fatto con questo metodo, il viso assolutamente no, ha due sfumature, una di grigio e una di rosa. L’artista nel 1600 ha creato quel viso con la tecnica della polvere del vetro a più cotture e poi lo ha rifinito a mano. Pazzesco!!! Il personaggio è degno del bottone. Lorenzo il Magnifico, vissuto nella seconda parte del 1600, della famiglia dei Medici. Ora se andiamo a Firenze tutto ci parla dei Medici
Risaliamo un gradini, 1700. Bottone della famosa maiolica azzurra Wedg Wood inglese. E’ montato su argento firmato con la sigla S65. Il cammeo è in onice bianco lavorato a mano, raffigura le tre età, da sinistra: l’ anziano, l’ adulto ed il giovane.
Altro gradino e siamo nel 1800. Bottone a più metalli lavorato a mano. Sembra di avere in mano la settimana enigmistica perché dobbiamo cercare i particolari. Lo specchio, d’acciaio o di ematite, basculante riflettente. Il gatto davanti allo specchio e la finestra aperta. Sulla destra troviamo la tenda, con il merletto, che vola. Sotto i piedi del gatto vi è il parchè con le venature del legno. Nella parete della finestra notiamo la tappezzeria fiorata con due tipi di fiori. Alla nostra sinistra, fra lo specchio ed il bordo finale, alle ore nove, vi sono due piccole barrettine: il battiscopa.
Vi ho presentato sei bottoni le cui caratteristiche sono eccezionali per il design, per i materiali e l’accuratezza della lavorazione. Perché i nobili dal 1300 fino quasi a metà del 1800 facevano a gara fra loro a chi aveva la reggia più bella, il salone più prezioso, la biblioteca o la pinacoteca più importante ed aggiornata, insomma ognuno voleva esser in tutto superiore agli altri.
In questo gioco facevano parte anche i bottoni. I bottoni erano prerogativa degli uomini, ne portavano da 30/50 a 100/150 e poi vi sono le eccezioni. Erano i gioielli degli uomini, le donne generalmente portavano i veri gioielli ed i lacci per allacciare le vesti.
Due eccezioni ….  eccezionali: Francesco 1° Re di Francia nella prima parte del 1500 si era fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 ( avete letto bene tredicimilaseicento) bottoni d’ oro.  Li aveva fatti Jack Polin l’orafo di corte, ma anche il più famose di Parigi.
L’altra eccezione, il famoso Re Sole Luigi XIV . Quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma 1.826 in diamanti, perché era la sua pietra preferita. Aveva speso 14 milioni di franchi d’oro.  C’è da aggiungere che ci ha lasciato Versailles. Con questo voglio sottolineare che i nobile facendo a gara a chi aveva di più, ci hanno lasciato una Europa piena d’ arte di tutti i generi. Il popolo stentava a campare, ma era il sistema sociale organizzato in quel modo e nessuno poteva allora farci nulla. Ora sapete  quale era il rapporto fra nobili, bottoni e la società dal 1300 a circa metà del 1800.
Come al solito il Museo è aperto dalle 10-12 e 15-18 nell' orario invernale dal martedì alla domenica. Ingresso e guida gratuita.
Giorgio Gallavotti
Creatore e fondatore del Museo del Bottone

lunedì 8 aprile 2013

Ricordi di famiglia

Questo nuovo post è molto particolare, anzi particolarissimo. Presento bottoni militari ed uno civile della Turchia unitamente ad un fregio papale, donati al Museo da Viviana Orsi Forlì e dallo storico Alessandro Minardi Cesena nell’agosto del 2012. 
Sono reperti della loro famiglia e collezione privata dello storico Minardi. Un caloroso ringraziamento a queste due persone sensibili alla storia ed alla cultura. Con la donazione hanno fatto un gesto di grande generosità e di umanità.
Bottone in metallo fine 1700 da gilet da Ufficiale di Marina della Repubblica di Venezia sui Galeoni. Il bottone è appartenuto ad un antenato del donatore
Foto presa dal web
Il Galeone era molto diffuso nel XVI e XVII secolo, l’uso di questa nave durò anche per tutto il XVIII secolo.
Bottone il lega metallica del trentatreesimo corpo di fanteria di linea di Napoleone nella campagna di Russia.
Si definisce campagna di Russia l'invasione francese della Russia nel 1812, terminata con una disastrosa sconfitta e con la distruzione di gran parte delle truppe francesi e dei contingenti stranieri, 400.000 mila morti. Significativa la battaglia sul fiume della Beresina in Russia. Su 2.200 militari francesi si salvarono solo in 77.
La famiglia Zucchi ….. un bottone. Il bottone era sulla divisa dei volontari dell’esercito Pontificio, che il 25 marzo del 1831 combatterono contro l’esercito dei volontari delle Province Unite comandate dal generale Zucchi nella battaglia di Rimini. In quella battaglia i volontari delle  Province Unite sconfissero quelle del Pontefice. Finita la battaglia con morti da ambo le parti le truppe del generale Zucchi si accamparono sulle sponde del fiume Marecchia a pochi km da Santarcangelo, prima di raggiungere Ancona, dove il Generale Zucchi fu fatto prigioniero e chiuso in carcere con una condanna di 30 anni nella fortezza di Palmanova. I volontari ritornarono ai loro paesi.
Quando le truppe del generale Zucchi erano accampate nel fiume Marecchia, avevano necessità di vettovagliamento e altre cose per continuare la marcia verso sud. L’attendente del generale Zucchi, un mio avo, era nativo di Santarcangelo. Il generale ne approffittò,  firmò dei buoni di acquisto e lo mandò  al paese, Santarcangelo, per le necessità dei volontari.
Carlo Zucchi, immagine presa dal web
Quando il mio avo si presentò ai concittadini tutti lo festeggiarano, lui insieme ad altri volontari avevano liberato la Romagna dal potere pontificio, finalmente liberi. Tutti gli diedoro quello che occorreva alle truppe accettando i buoni del Generale Zucchi. A guerra finita, con l’unità d’Italia, sarebbero stati saldati tutti i debiti.
Fatto prigioniero il generale Zucchi, la Romagna ritornò sotto il papato, che si guardò bene di pagare i debiti che aveva lasciato il generale. Da quel momento nasce il detto "chi paga? Paga Zucchi", ovvero nessuno.
Naturalmente il mio avo da allora lo chiavano Zucchi e il sopranome passando di padre in figlio è arrivato fino a me ed ai miei figli. Io da piccolo ero chiamato "zucarein".
Una volta nei paesi le persone avevano tutte un sopranome che identificava la famiglia. Ecco una storia curiosa della mia famiglia con il sopranome di Zucchi.
Mia nonna era francescana e mio nonno era repubblicano, nonostante ciò, hanno avuto 10 figli di cui 6 hanno vissuto. Quando è nato mio padre è stato battezzato in chiesa da mia nonna con il nome di Alberto. Mio nonno lo ha registrato in comune con il nome di Giacomo. Pertanto mio padre si chiamava Giacomo Gallavotti, naturalmente della famiglia di Zucchi. In casa e nella vita di tutti i giorni era chiamato Berto ad Zucchi
foto archivio fot. Galeazzo Arcibaldo di Romagna primissimi 1950
Il nostro negozio di merceria 1929-2002 era famoso e conosciuto con il nome di "Berto ad Zucchi".
Nella fotografia del 1957 il negozio con la scritta "da BERTO"  mio padre è il primo a sinistra, l’altro seduto al tavolo è Curio Para.
Ed ecco l’episodio curioso. Dopo la guerra le ditte avevano perso tutti i riferimente della lora clientela.
I nuovi rappresenati navigavano a vista, conoscevano dai vecchi titolari i nomi dei commercianti. Arrivavano al paese e al caffè chiedevano di un certo Gallavotti Giacomo che vendeva merceria, camicie, maglie ecc. La gente si guardava in faccia per interrogarsi, ma alla fine dicevano "a què u iè sno Berto ad Zucchi che vend cla roba, neun ma Gallavotti Giacomo a ne cnuscem". Traduzione: "qui c'è solo Berto ad Zucchi che vende quelle cose, noi Gallavotti Giacomo non lo conosciamo". Il bello è che  giocavano insieme a carte tutte le sere.
Il negozio è stato conosciuto con quel nome di Zucchi fino a quando io e mia moglie nel 2002 lo abbiamo chiuso. Ora a negozio chiuso non vi è più la possibilità oggettiva che la famiglia continui ad essere identificata con quel nome. Quando vengono al Museo alcune persone dei dintorni, mi squadrano e mi chiedono, ma lei non è quello del negozio dei bottoni di Zucchi?
Bottone del 1908 della Turchia in smalto e metallo, (dorato?), con la mezza luna e la stella. Appartenuto al bisnonno del donatore. L’antenato si era innamorato di una signorina nobile, lui era nulla tenente. Il padre della signorina ha negato le nozze, anche se la figlia era innamorata. Lui allora si arruolò nell’esercito  facendo diverse campagne militari si fece onore e ben presto diventò Ufficiale, molto famoso per le sue imprese. Il massimo dell’onoreficenza la ebbe quando era in Turchia. Capito che a quel punto poteva chiedere la mano della sua innamorata, comprò sei splendidi bottoni per il dono di fidanzamento. All’inizio del 1900 non era facile trovare bottoni di quel genere. La conclusione logica è che si sposarono ed uno di quei bottoni è arrivato al Museo. Il bottone era della bisnonna del donatore
Bottone primi 1900 in metallo con le chiavi papali. Le chiavi decussate, simbolo del legato che Gesù Cristo ha lasciato a San Pietro, (quello della custodia delle chiavi del Regno), e quindi della cristianità.
Il bottone è appartenuto ad un avo del donatore nella foto
Fregio del 1860 del Corpo Pontificio degli Zuavi munito di tre corone  con le chiave incrociate simbolo di S. Pietro. Le tre corone sovrapposte della tiara papale indicano il triplice potere del pontefice: Padre dei Principi e dei Re, Rettore del Mondo, Vicario di Cristo in Terra
Il  fregio, lo aveva l’antenato del donatore nella foto con la caratteristica divisa degli Zuavi.
Pensate che le scatole dei bottoni che sono in tutte le case sono la memoria e l’anima della famiglia.
Per chiudere questo post un racconto ove i bottoni della scatola di casa sono i protagonisti. Un giorno mi arriva un messaggio che sul Corriere della Sera vi era un articolo sui bottoni. Compro il giornale, l’articolo era la recensione di un libro di Anna Maria Mori con il titolo "L’anima altrove".
La giornalista scrive che l’autrice del libro viveva in Istria. Finita la guerra in Istria iniziò la pulizia etnica comunista. La sua famiglia ha raccolto quelle poche cose che potevano portare via e sono riuscite ad arrivare in Italia. L’autrice racconta: "anche la sistemazione logistica era migliore di quella dell’Istria, l’anima era rimasta in Istria ". L’anima sono  tutti i ricordi di lei giovinetta. Poi un giorno trova il sacchetto di bottoni, che era stato portato in Italia nella fuga. Lo apre e in quei bottoni trova la sua anima. Uno gli ricordava il battesimo della cuginetta, l’altro il matrimonio della zia, quello nero la morte della nonna ecc..
Ho contattato la giornalista e gli ho raccontato del Museo. E' stata felicissima, emozionandosi, nel ricevere il mio messaggio e-mail. I nostri contatti continuano.
I bottoni non servono solo per unire due lembi di stoffa, ma uniscono e tengono legate anche le persone.

giovedì 14 febbraio 2013

BOTTONI DI QUALITA' - 80% prodotti in Italia

Fino ad ora vi ho presentato bottoni antichi. In questo post vi presento bottoni molto più recenti. La maggior parte sono di produzione 2012. Questo per segnalare una bellissima cosa. Pensate che 80 % dei bottoni di qualità, sottolineo di qualità, di tutti i tipi di materiali, si producono in Italia. Naturalmente la quantità la si lascia ai paesi orientali. In questo settore, come in tanti altri, si punta sulla qualità per vincere  la battaglia della competitività globale.
Questi bottoni, del Bottonificio Lab Piacenza, (grazie Simo) sono veramente eccezionali. Sono di madreperla modernissimi produzione 2012, lavorazione vintage degli anni 1930 realizzati con il laser.
Questi bottoni, solo sotto il microscopio o ad una lente di ingrandimento, ti accorgi che non sono degli anni 1930 lavorati artigianalmente, perchè sono troppo perfetti.
Bellissimi originali bottoni del Bottonificio Lab di Piacenza, in madreperla del 2012. Da considerare le forme molto originali, per una moda molto spigliata, con colori eccezionali per un bottone di madreperla, che è sempre un problema tingere.
Bellissimi, originali e particolari, bottoni del Bottonificio Lab di Piacenza, in madreperla del 2012.
Nella prima riga i bottoni sono lavorati a mano come negli anni 1920/30. Notare lo spessore molto alto dei bottoni. Nella seconda riga i bottoni sono molto più sottili lavorati al laser con Swarovski
Nelle ultime tre righe  i bottoni sono sempre sottili con il disegno fatto al laser.  Di questi ultimi, il primo a sinistra nero e l’ultimo rosso hanno il disegno cinese che significa Pace.
Questi bottoni sono della stilista Giuliana Vegis del Bottonificio Metalbottoni di Bergamo.
In questo quadro troviamo anche delle spille. I bottoni sono originale per tipo di stile. Al centro del V  in alto i bottoni sono fatti semplicemente con delle molle. Tirandoli al centro la molla si allunga.
Gli altri sono in poliestere con metallo, originali per il design che fino ad ora portava i bottoni ad essere molto piatti, questi sono bombati.
Altri bottoni bellissimi, originali e particolari. Questi bottoni su varie leghe metalliche sono tutti lavorati con smalto, con disegni originali a forma di  stelle e sole stilizzate  o design astratto. Quelli gialli al centro hanno una pietra sintetica.
Con questi esempi si capisce perché i nostri stilisti creatori di bottoni sono all’avanguardia nella produzione mondiale di bottoni.
Questi sono alcuni bottoni gioiello, degli anni 1980, in poliestere e strass, i protagonisti degli abiti  anni 1980 primi 1990. Abiti che i nostri stilisti hanno portato lassù sulla cresta dell’ onda mondiale, invidiati e copiati da tutti.
Ancora due quadri il primo degli anni 1980 ed il secondo degli anni 19320/30. Li ho voluti inserire  perché il primo presenta dei bottoni creati dalla collaborazione di due artigiani che lavorano in settori diversi.
Nel  secondo  i bottoni sono stati creati con materiale molto particolare e che poche persone addette ai lavori lo sanno.
Bottoni di madreperla anni 1980 donati dal Bottonificio Lab di Piacenza Questi bottoni hanno una caratteristica particolare. Vi è stato un incrocio fra il bottonificio ed un maestro vetraio.
Il bottonificio ha creato i bottoni ed il maestro vetraio li ha disegnati con la tecnica del vetro. Sono veramente eccezionali con un bellissimo design. Gli abiti con questi bottoni erano preziosissi
Ecco un quadro con bottoni in celluloide degli anni 1930. La celluloide è stata adoperata per creare bottoni nella prima parte del 1900 fino alla seconda guerra mondiale. Il materiale è adatto per fare bottoni per le sue sfumature cromatiche, ma si è smesso di farne  perché è anche altamente infiammabile.
Questa è un’ altra carrellata di bottoni che potete ammirare direttamente al Museo del Bottone di Santarcangelo in Via della Costa 1. info cell. 339 34 83 150
Il Museo è aperto dal Martedì alla Domenica 10-12  /  15-18  in orario invernale e dalle 10-12  / 16-18,30 /
21-23,30. Ingresso e guida gratuita. Si chiede la firma di presenza e chi vuole una offerta libera.
All’ interno libri- bottoni- cartoline- annulli postali ecc.

martedì 18 settembre 2012

BOTTONI E CURIOSITA'

Dopo quattro mesi in cui il Museo è stato aperto mattina, pomeriggio e sera siamo arrivati all’orario invernale. Questi quattro mesi al Museo sono passati in maniera alterna: giorni di grande ressa, ma anche di scarso afflusso di turisti: le cause sono diverse: dal terremoto in Emilia, il grande caldo e la crisi economica, che sono seguite al nevone dell’inverno, sono le principali che hanno influito tantissimo sulle presenze.
Aspettiamo la fine di settembre per tirare le somme e fare il bilancio. Bilancio che tutto sommato per Museo non è negativo. Ne parleremo al prossimo post.
Per riprendere il contatto vi presento dei bottoni particolari.
Bottone fine 1800 della manifattura francese di Scevre. Una maiolica smaltata con pittura a mano in oro zecchino e smalto.
La manifattura dove si serviva il Re di Francia Luigi XIV ( 5-9-1638 / 1-9-1715 ) il famoso Re Sole.
Il Re Sole quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma anche con 1.826 bottoni in diamanti. Lui preferiva i diamanti, era la sua pietra preferita. Aveva speso la modica cifra di 14 milioni di franchi d’oro di allora.
Bottone metà 1800: madreperla molata a mano con lamine di metallo e strass azzurri. Si favoleggia che l’abbia indossata la moglie del Re Farouk.
Epoca 1700 la famosa maiolica azzurra inglese ( WEG WOOD non so se si scrive così ) montata su argento, con firma  S65, il cammeo in onice bianco raffigura le tre età: da sinistra l’anziano, l’adulto e il giovane.
Porcellana Sat Suma giapponese primi 1900 . Sat Suma è una regione del Giappone dove non vi era nulla.
E’ stata scoperta una miniera di caolino, materia adatta per le maioliche ed è diventata la manifattura di maioliche più famosa al mondo. La decorazione è molto raffinata ed accurata nei minimi particolari usando anche oro zecchino, nei loro colori inseriscono la polvere d’oro.
Altro bottone Sat Suma. Questo bottone ricorda il famoso pittore giapponese Hokusai (1760 – 1849 ) considerato matto per la pittura, inseriva in tutti i suoi quadri sullo sfondo l’immobile monte Fuji. Lui nel 1700 disegnava già l’onda dello Tsunamis. Sotto  il famoso quadro dell’ onda.
In quest'opera, che fa parte della straordinaria serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji (1830-1832), ci troviamo dinanzi a un'emozionante interpretazione della realtà che sconfina persino nel paradossale e nel grottesco.
Due bottoni di produzione tedesca fine 1800. Una maiolica smaltata, con pittura a mano, su metallo con una ghiera munita di 32 zirconi.
Per ora l’ultimo bottone di questo piccolo post, di un grande incisore del 1800. Bottone in metallo: lo specchio basculante di acciaio o di ematite – il gatto che si guarda nello specchio – la finestra aperta – sulla destra la tenda con il merletto che vola – il parquet, sotto i piedi del gatto, con le venature del legno – la parete, dove vi è la finestra, ha la tappezzeria fiorata – alla sinistra a metà dello specchio  vicino al bordo del bottone vi sono due barrettine: è il battiscopa. Poi ditemi che non è un’opera d’arte.
Lo sapevate che le dame dal 1400 al 1600  portavano i bottoni, sotto la veste tenuta chiusa dai lacci, per allacciare il corsetto? Pensate che in quel periodo vi erano delle leggi sia sulla produzione sia sull’uso dei bottoni. Un dottore in legge non poteva avere un mantello con meno di sei bottoni d’oro; chi produceva bottoni in metallo preziosi non poteva farli in altri materiali, pena la confisca dei manufatti e severe contravvenzioni; il bottone doveva esser sempre tondo e la parte destra uguale alla parte sinistra; ecc.
La legge era molto severa e tassativa e vi erano numerosi ispettori che controllavano tutto.
In quel periodo vi era  una diatriba fra la Francia e l’Inghilterra sulla produzione dei bottoni, tantè che in Francia era proibito portare i bottoni inglesi ed in Inghilterra quelli francesi.
Le sig. dame di allora portavano quei bottoni proibiti proprio sul corsetto interno, dove nessun ispettore poteva andare a guardare. Questo per apparire all’amante trasgressiva e creava doppia seduzione, doppio stimolo ecc. ecc.
La prossima volta vi scriverò del VENTAGLIO oggetto di comunicazione fra amanti.

giovedì 24 maggio 2012

GLI AMANTI DEI BOTTONI

20-05-2012 IL GIORNO DEGLI AMANTI DEI BOTTONI
INCONTRO FRA I BLOGGER AL MUSEO DEL BOTTONE
Questa foto l’ha inviata la Claudia e non poteva essere che l’ apertura di questo mio blog sull’ incontro dei blogger. Il suo sorriso sincero e naturale esprime la gioia di essere la guida di tutti voi per raccontare Santarcangelo.
E’ una ragazza di 20 anni molto simpatica e molto impegnata nel sociale, frequenta l’Università, fa la guida turistica per l’ufficio turistico di Santarcangelo. Spesso la chiamo per raccontare il Museo ai visitatori.
Il simbolo del nostro incontro.
Questo bottone è del 1700  francese, una maiolica smaltata con una stampa corretta a mano montata su rame.
La colomba è il simbolo della pace e dell’armonia. Quella atmosfera che c’è stata nel nostro incontro, volato via in un lampo.
Il giro del borgo vecchio... le grotte...  il Museo del Bottone... il ristorante... infine la lunga  e rilassante chiacchierata al ristorante. 
Non sono mancati i piccoli omaggi fra gli intervenuti,  dimostrano la voglia di farsi ricordare,  di fare un piccolo pensiero a tutti. Questi pensieri sono stati bellissimi perché realizzati ad arte per l’incontro e, si nota, che ognuno ha cercato di fare il meglio possibile, riuscendoci in modo esemplare.
Un’altra foto vuole ricordare che vi erano anche dei bambini. Vi siete accorti che c’erano anche loro? Sono stati esemplari sempre. Un complimenti di cuore ai genitori è doveroso, se lo meritano.
Nella foto di Claudia, che ha contribuito all’accoglienza dei partecipanti,  nell’ingrandimento si vedono bene, in fondo alla tavolata, tre bambini, che già sanno come ci si comporta in società: il rispetto e l’educazione per gli altri.  Hanno giocato fra di loro senza schiamazzi e lasciato i loro genitori tranquilli ai nostri colloqui. 
Nel leggere i blog dei partecipanti emerge soprattutto l’ amicizia. L’amicizia fine a se stessa. La voglia di stare assieme, nonostante la situazione drammatica di quei momenti di diversa natura. E’ stato un momento di rilassamento che ci ha portato a conoscerci di persona.
Questo giorno, come direttore del Museo del Bottone, sarà ricordato come un grande evento per la  pubblicità portata a questo piccolo, ma grande Museo, grazie.  Come Giorgio Gallavotti, unitamente a mia moglie Giulia, rimarrà nel nostro cuore perché abbiamo conosciuto delle persone speciali. Un grazie alle organizzatrici dell’evento e a tutti i partecipanti. Spero di rivedervi tutti. 

giovedì 3 maggio 2012

Manifesto 2

Manifesto n. 2
In alto a sinistra il quadro che ricorda il Congresso del PSI del 1987 a Rimini.
Craxi ha fatto le cose in grande. Erano presenti al congresso oltre 100 delegazioni straniere. Ha chiamato Trussardi per fare le divise alle hostess. Trussardi ha fatto la giacca e la gonna blu con la camicia bianca.
La giacca aveva quattro bottoni con il nuovo stemma del partito: il GAROFANO. Il bottone in metallo e smalto è venuto a costare molto agli italiani. Lo smalto ha una tecnica di lavorazione molto elaborata. Lo smalto è un liquido che si deve mettere nella sede esatta e poi cotto. Noi italiani naturalmente abbiamo pagato senza battere ciglio.
Alla fine del congresso Trussardi ha ritirato tutte le divise. Non le ha lasciate alle hostess, costavano più della paga. Una hostess, non indaghiamo chi e perché, si è tenuta la divisa e pochi giorni dopo è venuta in negozio dicendomi: “io non mi arrischio andare in giro con i bottoni del PSI, facciamo cambio?“
Abbiamo fatto cambio gli ho fatto scegliere i bottoni che voleva. Ora 3  bottoni sono nel Museo testimoni di quell’evento, di un episodio di quel partito e un episodio di vita italiana.
Il quarto è stato dato ad un grande collezionista mondiale. Il giorno dell’inaugurazione del Museo 10-05-2008, questo signore si è presentato con bottoni 1700-1800 e anche con il bottone disegnato da pablo Picasso per Coco Chanel negli anni 1920
In alto a destra un quadro molto particolare. Ricorda la fine della guerra fredda e l’inizio della distensione. Siamo negli anni 1970, noi in Italia avevamo il grosso problema delle brigate rosse.
Non racconto tutto quello che è successo in quei 10 anni. Vi dico solo: abbiamo avuto 3000 gambizzati e 150 morti fra cui Aldo Moro, Presidente della DC, e la sua scorta; si sono succedute al governo 13 presidenze diverse; il settimanale Bild tedesco sulla copertina della rivista aveva messo l’Italia, lo stivale verde-bianco-rosso, con un piatto di spaghetti e la P38, la pistola dei brigatisti. Bellissima pubblicità per il turismo in Italia, in quel periodo era molto gettonata dai tedeschi. 
Per fortuna nel mondo vi era il rovescio del BOTTONE.  Dopo la Rivoluzione russa del 1917, per la prima volta  un Presidente americano, Nixon, nel 1972 è andato a Mosca  e nel 1975 nello spazio vi è stata l’unione fra i satelliti americano e  russo. Era finita la guerra fredda ed era iniziata la distensione.
Uno stilista ha voluto ricordare l’evento con il bottone con la simbologia delle due potenze mondiali di allora. UN GRANDE MESSAGGIO DI PACE E DI FRATELLANZA FRA I POPOLI.
Il bottone è stato  comperato ad un mercatino negli anni 1980 e pagato 100 lire. Era in una ciottola fra 70/80 bottoni. Questo bottone è il mio preferito su tutti. La pace nel mondo, fra tutti i popoli del mondo, è la cosa più importante a cui tutti doppiamo aspirare e lottare per ottenerla.
Al centro a sinistra bottoni giapponesi del 1600.
1° Su  ebano, avorio con corniola, lavorata a buccia d’arancia e strati di madreperla per il drago.
2° Strati di madreperla per le colombe su avorio.
Al centro a destra il quadro con il bottone disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel negli anni 1920. Il bottone è una maiolica a due colori blu e oro. Raffigura un cavallo stilizzato con la testa rivolta verso destra. 
Pablo Picasso e Coco Chanel lavoravano assieme, negli anni 1920, a quelle mega riviste cabaret. Era lo spettacolo più bello del mondo, assieme alle opere teatrali. Lui faceva le scenografie e lei faceva quei mezzi vestiti pieni di piume e di paillettes.
Il quadro in basso con la figura di Meucci l’inventore del telefono e due bottoni: uno con le due cornette contrapposte e l’altro con la scritta STIPEL  (Società Telefonica Piemonte e Lombardia)
Dal 1919 è in uso in Italia il telefono con i numeri a disco: ciò significa che in alcuni distretti si poteva già chiamare  da casa a casa senza passare attraverso il centralino e dire: “sig.na mi dia il n.ro …“
Clamoroso questo fatto di poter parlare senza intermediari, attraverso il telefono. Uno stilista ha  creato  un bottone con le due cornette contrapposte, che diventa pietra miliare della nostra storia e testimone dell’evento. Pensate che per telefonare dalla propria casa in tutta Italia si è dovuto attendere ancora più di 32 anni, dopo il 1951, quando la SIP ha iniziato a collegare le regioni poco alla volta, il collegamento è finito negli anni 1960.
L’altro bottone è del personale della società STIPEL una delle quattro società che si occupavano della telefonia all’ inizio del 1900. In Emilia-Romagna vi era la TIMO
La prima linea, fatta nel 1919 dalla STIPEL,  la società più importante, è stata quella di un km unendo i telefoni di due enti statali: il Comune di Milano con i Pompieri. Nel 1923, sempre la STIPEL  ha inaugurato, la prima della grande ragnatela di 35 km, che poi pian piano ha imbrigliato tutta l’Italia,  collegando Milano ai Laghi. Dalla propria casa si poteva telefonare direttamente ad un’ altra casa, però solo fra i numeri che andavano dal 15.000 al 15.999, per gli altri bisognava sempre chiamare il centralino. Poi queste quattro società si sono fuse ed hanno creato la Sip che ora trasformata  ha preso il nome di Telecom.
La storia del bottone con la bandiera americana in smalto su madreperla, sarà oggetto di un altro post con un altro manifesto.

martedì 17 aprile 2012

Manifesto 1

Il blog si chiama "I bottoni al museo". Il titolo è stato indicato appositamente per far capire alla gente che i bottoni non sono i protagonisti del Museo, ma le storie che raccontano. Entrando al Museo si vedono una quantità enorme di bottoni. Se noi leviamo le didascalie la visita si orienterebbe sul bottone bello o brutto, di moda o fuori moda, di curioso o di buffo, oppure io quello lo avevo su un cappotto o mi sono sposato ecc. 
Il Museo non serve per questo, serve per raccontare la storia e le storie della gente. 
Questo è uno dei otto manifesti  del Museo. Ogni tanto ne presenteremo qualcuno descrivendo le storie che i bottoni raccontano.
In alto a destra la sig. ra Perly, famosa in Inghilterra. Per l’anniversario della sua congregazione (Associazione umanitaria) è degnamente addobbata di bottoni made in Britain, Marzo 1973. I membri dell’associazione portano vestiti completamente pieni di bottoni, per farsi notare, quando scendono in strada per chiedere l’obolo per la loro associazione.
Bottone in lega metallica della seconda metà del 1800. La figura rappresenta il leggendario moschettiere D’Artagnan. Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan o semplicemente D'Artagnan (tra 1611 e 1615 – 25 giugno 1673), morto nell’assedio di Maastricht. In questa città vi è una via dedicata a lui. D’Artagnan era capitano delle guardie regie e l’uomo di fiducia, di Luigi XIV, il famoso Re Sole ( 1638 –1715). Quando vi erano dei problemi delicati  alla corte di Francia era sempre D’Artagnan che li doveva risolvere. Alexandre Dumas (1802 - 1870) è stato uno scrittore e drammaturgo francese, ha scritto il romanzo dei  moschettieri quasi 200 anni dopo, mettendo nero su bianco, tutte le avventura di questi capitani di ventura. Un furbone.
Il gatto. Bottone in lega metallica 1800 inciso a mano, pieno di particolari: Lo specchio  in acciaio o ematite -  il gatto che si guarda nello specchio -  la finestra aperta -  la tenda con il merletto, che vola -  nella parete della finestra la tappezzeria fiorata - a sinistra vicino al bordo, a metà dello specchio, due barrettine, è il battiscopa che divide il pavimento dal muro.
Allegoria del  corteggiamento. Lega metallica 1700. Il bottone ha una corona di chiodi, in acciaio e carbonio, martellati con il martello fino a quando hanno preso la forma del diamante. Poi inseriti ognuno nel loro buchino (alle ore tre manca un chiodo, così vedete la tecnica di montaggio) e lucidato innumerevoli volte. 250 anni fa quando non era ossidato, quel bottone sembrava un bottone di metallo con tanti diamanti come guarnizione. Il 1700 era l’ epoca dell’ illuminismo in cui tutto doveva brillare, non solo la mente, ma anche le cose materiali.
La lavorazione dei chiodi (cut-steel acciaio martellato) era la lavorazione caratteristica del 1700.
Bottone in metallo, seconda parte 1800 raffigurante Artù, Re dei Bretoni, con la sua  armatura. Leggendario   sovrano (sec. VI-VII) della Britannia meridionale.
Secondo l’Historia Brittonum  di Nennio  (VIII sec.) avrebbe resistito con i suoi sudditi, di civiltà romana,  agli invasori  sassoni. Intorno alla figura di Artù si impernia il ciclo di leggende e tradizioni della “Tavola Rotonda “
Bottone in argento e ottone, 1800.  Napoleone  (1769 – 1821) e  Maria Luisa d’ Austria (1791 – 1847), hanno avuto un figlio proclamato alla nascita, Duca di Reichstadt e Re di Roma (1811 – 1832). Morto giovanissimo di tisi.
Il bottone ha preso il nome di Aiglon molto ricercato dai collezionisti. L'Aiglon è un'interpretazione lirica, in chiave amletica, di Edmond Rostand, del dramma del figlio di Napoleone. Sarah Bernhardt, che aveva 56 anni, interpretò la parte del giovane.
Maria Antonietta. Prima parte del 1800. Miniatura sotto vetro con cerchio dorato, montata su ottone con otto zaffiri bianchi e otto rosette di metallo.
Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, Regina di Francia - (Vienna 1755 - Parigi 1793) figlia di Francesco 1° (1708 – 1765) e di  Maria Teresa d ‘Austria (1717 – 1780) ,  sposò nel 1770 il futuro Luigi XVI, dal quale ebbe due figli. Divenuta regina in breve tempo, non fu ben vista dal popolo e da buona parte della corte. 
Scoppiata la Rivoluzione tentò di fuggire 1791 a Varennes. Ricondotta a Parigi, Maria Antonietta fu imprigionata, prima nel Tempio, poi nella Conciergerie e ghigliottinata il 16 ottobre 1793.
Dopo la Rivoluzione Francese vi è stata la Restaurazione. I nobili, che avevano salvato la testa portavano i bottoni con i personaggi della Rivoluzione Francese. Quando avevano i bottoni con i personaggi della Corona era un elogio alla Monarchia, quando portavano quelli dei Rivoluzionari era il disprezzo della Rivoluzione. Al Museo vi sono tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ma i collezionisti hanno quelli di Robespierre, Marat, Danton, Luigi XVI ed in due versioni il Cappello della Libertà, che Luigi XVI aveva lanciato al popolo come segno di pace. Hanno aggiunto al gruppo anche Giovanna D’Arco. Era vissuta lontano dalla rivoluzione 1412 – 1431, ma era stata considerata la capostipite della rivolta verso il potere precostituito e l’avevano inserita in quell’elenco.
Bottone a cuore metà del 1800. Micro mosaico tipo Ravenna o bizantino. Le tessere in smalto, incollate su ceramica sono distaccate una dalle altre. Sono racchiuse come in una scatolina scoperta, sormontata da una cresta  d’argento.
Nell’angolino a destra l’autore del Museo in punizione così impara.