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venerdì 14 marzo 2014

MATERIALI PARTICOLARI E RICERCATI

I materiali con cui si sono e si fanno i bottoni sono infiniti. In questo post vi presento materiali del regno animale, la tartaruga, il corno, la madreperla, un mosaico di pietre dure e di corno. Inoltre un  materiale speciale inventato nel 1863 o nel 1868 (le fonti sono discordanti) da John Wesley Hyatt. Questo materiale ha fatto sognare miliardi di persone nel mondo e ci ha lasciato tanti documenti di come eravamo: la celluloide. Ora, con l’arrivo delle nuove tecnologie, è praticamente sparita. La celluloide, al tatto setosa, con sfumature cromatiche e facilità di lavorazione era un materiale ideale per creare bottoni particolari. La celluloide è stata adoperata, per creare bottoni, dalla fine degli anni 1920 fino all’inizio della seconda guerra mondiale, poi sparita perché pericolosa essendo altamente infiammabile.
Tutti i bottoni che presentiamo sono stati creati per l’alta moda e sfoggiati dalla borghesia e gerarchi fascisti negli anni 1920-1930. Quelli di madreperla e pietre dure sono del 1800. 
Bottoni in celluloide anni 1920-1930 creati da Elsa Schiapparelli, (1890-1973), è stata una stilista e sarta italiana. Insieme a Coco Chanel, viene considerata una delle più influenti figure della moda all'inizio del XX secolo. È l'inventrice del rosa shocking. Ha avuto il suo atelier sempre a Parigi. Lei e Coco Chanel hanno  riempito il mondo di piume e di paillettes. Lei odiava i bottoni ed ha creato queste scatoline di celluloide 1920-1930 dove dentro gli metteva di tutto. In questo caso abbiamo l’avena, la iuta ed il riso. Io ho visto bottoni, con francobolli, chicchi di caffè e semi di girasole, fiori ecc. Poi faceva una comparazione fra la dama ed il vestito che aveva creato per lei ed in questa comparazione gli metteva l’oggetto che credeva opportuno
Questo bottone è stato già oggetto di un post nel blog. E' molto particolare scusate se lo ripropongo. Bottone, per l’alta moda, anni 1930 in celluloide materiale di moda del periodo. Gli anni 1930 sono stati il periodo in cui la classe ricca e i gerarchi del partito fascista, si costruivano le ville al mare, ai monti o ai laghi, Mussolini comprò la sua villa a Riccione. Erano presenti in tutti gli avvenimenti mondani. Facevano tendenza moda ed erano sempre presenti nei dieci minuti del documentario dell’ Istituto Luce che per legge si doveva proiettare prima di ogni film. Il popolo era ancora in maggioranza analfabeta e Mussolini in questo modo poteva comunicare i grandi progressi dell’Italia sotto il fascismo. Quindi furono i ricchi che, con le loro poliedriche attività, ispiravano lo stilista a creare il bottone con la coda del pavone: pavoneggiavano.
"Vestivamo alla marinara" è un romanzo autobiografico scritto nel 1975, da Susanna Agnelli, (1922-2009), in cui racconta le vicende della sua infanzia e dei suoi fratelli Gianni Agnelli, Umberto Agnelli e Giorgio Agnelli. Questo libro è stato vendutissimo. Il bottone di alta moda dell’ epoca anni 1930 rappresenta molto bene lo stile marinaresco. Come si vede la celluloide ha un effetto cromatico veramente eccezionale. 
Ecco un bellissimo mosaico di tartaruga  anni 1930 intramezzato da lamine oro. Sfumature evidenti e particolari.
Un altro bottone in tartaruga anni 1930 con un intarsio perfetto in argento.
Sempre in tartaruga degli anni 1930, questo bottone ha un inserto di madreperla al centro un anello lavorato in argento con una pittura a mano in argento. 
Tartaruga naturale senza nessuna aggiunta degli anni 1920-1930. 
I cammei: il primo rosato è inciso in madreperla del 1800. Non è un bottone, le dame del 1800 lo portavano al collo montati su nastri di raso o di grogrè. Gli altri due in tartaruga, anni 1920-1930, con il cammeo in materia di sintesi con un nome strano “guttaperma“.
Due stupendi bottoni di corno con incisione, che era tutta ricoperta d’oro. Il primo bottone è beneaugurante con il ferro da cavallo ed il trifoglio, il secondo, con la nave che lascia il porto, esprime la voglia di viaggiare per conoscere popoli nuovi,  oppure l’inizio di un lungo viaggio per coloro che emigravano nei paesi lontani.       
Questo bottone è del 1800 un mosaico di pietre dure inserite nel marmo nero del Belgio. Le tessere vengono tagliate con un archetto speciale inventato dai fiorentini contemporaneamente alla sede dove venivano inserite.    
Ne approfittiamo per  sottolineare che al Museo del Bottone si svolgeranno alcuni eventi:
- il 28/03/14 Assemblea dei soci della Ass. La Scatola dei Bottoni, che cura la visibilità del Museo.
- il 04/05/14,  in occasione del sesto anniversario della sede fissa del Museo, sarà assegnato il 2° Botton d’oro come atto di riconoscimento e di ringraziamento ad una persona che ha contribuito a far conoscere il Museo in Italia e nel Mondo. 
- Il 17 e 18/05/14 lungo la scalinata di via Della Costa, in occasione della fiera “Balconi fioriti” si svolgerà  la manifestazione  “Il profumo dell’ Arte”. Vi saranno pittori, scultori, ricamatrici che lavoreranno in estemporanea, ed uno spettacolo ove si leggerà, si canterà, si suonerà e si reciterà. Il tema dell’evento sarà l’AMICIZIA.

Giorgio Gallavotti – Claudia Protti

lunedì 29 ottobre 2012

AVVENIMENTI E PERSONAGGI

In questo post vi presento alcuni avvenimenti importanti e personaggi famosi.
Premesso che quando succedono degli avvenimenti importanti ed eclatanti, di qualunque genere e di qualunque tipo, nella società italiana o  mondiale, che hanno impressionato la gente e che  ne ha fatto argomento di discussione, uno stilista del popolo, ha creato un bottone con la simbologia di quell’avvenimento, che diventa una pietra miliare della nostra storia e testimone di quell’ evento. 
IL TELEFONO all’inizio del secolo.
Nel 1919 è iniziata l’era del telefono a disco in Italia. Cosa vuol dire? Sin da quella data era possibile telefonare da casa a casa senza passare attraverso il centralino “ signorina, per favore, mi dia il numero ecc…….”. Cosa molto poco simpatica dover dire ad altri con chi si vuole parlare, la conversazione poteva anche essere ascoltata dalla stesa signorina.
Fatto clamoroso, che si potesse parlare direttamente e privatamente fra due persone senza nessun intermediario. Ecco un  bottone, in metallo e corozo, con la simbologia delle due cornette contrapposte degli anni 1920
Pensate che per telefonare dalla propria casa in tutta Italia si è dovuto aspettare fino agli anni 1960, quando la SIP, il gestore di allora della telefonia, ha collegato tutte le regioni italiani.
Ecco che appare negli anni 1920 un bottone, (nel riquadro), in metallo e corozo con le due cornette contrapposte, il simbolo dei due telefoni collegati.
Al centro del quadro un bottone in lega metallica, anni 1920, delle divise degli impiegati della STIPEL, (Società Telefonica Italiana Piemonte e Lombardia ), la sigla è impressa sul bottone. La STIPEL  è una delle quattro società che operavano in quel periodo alla telefonia italiana. In Emilia-Romagna,  Marche e  Umbria vi era la TIMO, (Telefoni Italia Medio Orientale)
E’ stata la STIPEL che ha realizzato la prima linea diretta di un km collegando il comune di Milano con i Pompieri. Era la linea più utile del momento.
Sempre la STIPEL  nel 1923 ha inaugurato la prima grande ragnatela telefonica, che poi ha imbrigliata tutta l’Italia, collegando Milano ai Laghi con una linea di 35 km. Su questa linea potevano chiamarsi direttamente solo i numeri che andavano dal 15.000 al 15.999, compresi. Solo fra questi 1.000 numeri il collegamento era diretto, per tutti gli altri numeri bisognava sempre passare attraverso il centralino.
Poi le quattro società si sono fuse ed hanno creato la SIP, che oggi ha il nome di TELECOM.
LA  FAMOSA  BISMARCK
Questa nave è la protagonista di quattro storie: di guerra, di umanità, di amore e di tenerezza
La Guerra
Nell’agosto del 1940, la Germania fa entrare in servizio la famosa corazzata Bismarck. Questa corazzata era stata costruita in maniera molto moderna ed  all’avanguardia nella tecnologia, tutta saldata, mentre le navi avversarie avevano i bulloni con la sovrapposizione dei pannelli.   
Prendete il peso dei bulloni e la sovrapposizione dei pannelli e tramutateli in armi sull’altra corazzata: risulta più leggera, più veloce e con una potenza di fuoco tre volte superiore agli avversari.
Dopo tre giorni di navigazione ha il battesimo del fuoco e  con una bordata affonda il fiore all’occhiello della marina inglese, il cacciatorpediniere Hood.
La bordata della Bismarkc ha colpito il fumaiolo della Hood e la nave inglese è esplosa. Su questa  nave vi erano 2400 marinai di cui solo tre si sono salvati.  
Grande soddisfazione di Hitler che aveva messo in campo una nave che gli poteva far vincere la guerra dei mari, ma grande costernazione degli inglesi perché si sono trovati scoperti in Atlantico. Il governo inglese ha messo un grosso premio per l’equipaggio che affondava la Bismarck, che è stata individuata nel  maggio del 1941 nel canale di Danimarca. Nella battaglia due colpi fortunati, un siluro ha colpito le eliche e una bordata ha messo in difficoltà la plancia di comando, hanno reso ingovernabile ed indifendibile la nave perché ha iniziato a girare su se stessa e non poteva utilizzare la sua potenza di fuoco, quindi facile bersaglio, è stata affondata.
Su questa nave, purtroppo vi erano 2.200 mariani di cui 2.000 spariti nel mare con la Bismarck.
L’umanità
I 200 superstiti sono stati presi a bordo della nave affondatrice.
Fra questi vi era un capitano medico, che, una volta salito sulla nave, ha visto una  grande quantità di marinai feriti da curare, la sua etica professionale lo ha portato a togliersi la giacca, a infilarsi un camice collaborando con i medici inglesi. Bel gesto di umanità e di solidarietà. A quel punto sulla nave vi erano solo medici e malati:  la guerra  …… !!
Alla fine il medico tedesco va a prendere la sua giacca e vede che i bottoni erano stati presi dai marinai inglesi come trofeo di guerra, non tanto perché i bottoni,  del 1940, erano placati in oro, ma era la prova che loro avevano affondato la Bismarck.  Il comandante della nave inglese informato si è arrabbiato e ha messo un cartello con scritto  "Se entro questa sera tutti i bottoni del medico tedesco non sono nella sottostante scatola, saranno aboliti tutti i premi per aver affondato la Bismarck, ma anche tutte le licenze a tempo indeterminato. Quello che avete fatto non è degno di un marinaio della Corona Inglese." Alla sera i bottoni potevano essere ricuciti sulla giacca del medico tedesco.
La storia d’ amore
Il bottone è stato donato da una sig. ra Corbelli Norberta, Cervia Ra,  che aveva una zia a Genova nel tempo di guerra e che stava assieme ad un marinaio tedesco dal 1943 al 1945. Quando il marinaio è partito per svolgere il suo dovere, gli ha lasciato come pegno del loro amore quel bottone. Del marinaio non si è saputo più nulla e quando la zia è morta, nella scatola dei gioielli la nipote ha trovato il bottone che poi lo ha portato al museo. Pensare al bottone nella scatola dei gioielli viene da pensare quante volte la zia, ha aperto la scatola e lo ha preso in mano ed è andata alla finestra a vedere se il suo amore ritornava. La vita va vissuta d’ amore.
La storia di tenerezza
Dopo la visita al Museo di una classe terza delle elementari Pascucci di Santarcangelo, a cui ho raccontato la  storia della Bismarck, un ragazzino con block notes e biro, è tornato al Museo, doveva fare, per i compiti delle vacanze pasquali, la verifica della visita al Museo, ma si era dimenticato alcuni particolare della storia del bottone del dottore.
Se gliela raccontavo facevo contento lui, la mamma e la maestra. 
Rimini 1987 congresso del Partito Socialista Italiano
Bettino Craxi, (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000), convoca il 44° mo congresso del Partito Socialista Italiano a Rimini dal 31/03 al 05/04/1987.
In quel Congresso Craxi, (primo presidente socialista del Consiglio dei Ministri dal 04/08/83 al 17/04/1987), cambia il simbolo del partito.  Al posto del  libro, falce, martello e sole, presenta il garofano.   Nel congresso vi erano più di cento delegazioni straniere e Craxi ha fatto fare le divise per le hostess a Trussardi: giacca e gonna blu, camicia bianca con bottoni in ottone smaltato a più colori.
La giacca aveva quattro bottoni, costosissimi smaltati a più colori con il garofano, il nuovo simbolo del partito. Alla fine del congresso Trussardi ha ritirato tutto, non ha lasciato i vestiti alle hostess, costavano più della settimana di paga .
Una hostess, forse aveva fatto i conti, dopo pochi giorni, viene in negozio con la giacca a cambiare i bottoni,  lei non voleva andare in giro con quelli del PSI. Abbiamo fatto cambio.
Tre sono nel quadro con l’immagine di Craxi e del vecchio simbolo con cenni storici sul PSI e su Craxi.
Il quarto è stato donato al sig. Romano Goni, Lemignano Pr, titolare del Bottonificio Miban, (Vicofertile - PR), grande collezionista, a livello mondiale, di bottoni, a cui rivolgo un ringraziamento per avermi sempre aiutato e sostenuto sia con consigli ma anche con reperti molto, ma molto importanti, come il bottone disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel negli anni 19200
1° bottone in metallo placato oro del 1800
Maria Luisa  d’Asburgo-Lorena, Austria. Imperatrice dei francesi poi duchessa di Parma, Piacenza  e Guastalla. Seconda  moglie di Napoleone Bonaparte.
Napoleone aveva lasciato la moglie Giuseppina, sposata nel 1804, perché non gli aveva dato l’erede maschio. Sposa Maria Luisa, (Vienna 1791–1847), nel 1810, per ragioni politiche, Napoleone, a cui diede, l anno successivo, l’atteso erede.
All’abdicazione del marito del regno di Francia, ritornò presso il padre e dopo la partenza di Napoleone per S. Elena, interruppe ogni corrispondenza con lui, cambiando anche il suo nome da Maria Luisa a Maria Luigia. Ricevuto nel 1814 la reggenza del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, che resse con moderazione fino alla morte, sposò in seconde nozze il Conte di Neipperg e in terze nozze il conte Bombelles.
2* bottone argento e ottone 3° metallo placato in oro, 1800.
Rappresenta l’Ayglon il figlio di Maria Luisa e di Napoleone Bonaparte, sopranominato l’aquilotto.
Il bottone è quasi sempre circoscritto in un’aquila stilizzata.
Il figlio di Napoleone e di Maria Luisa era stato proclamato  Re di Roma alla nascita, ma si dice morto di tisi a 20 anni. C’è chi dice che sia stato ucciso.
L’Ayglon un bottone molto apprezzato dai collezionisti, sia per il suo apparire raffinato, sia per le vicende e il personaggio che rappresenta.
L’Ayglon è una tragedia storica in sei atti, scritta da Edmond Rostand, che narra la sfortunata  e triste esistenza del figlio di Napoleone e di Maria Luisa.
Il dramma fu presentato per la prima volta a Parigi nel 1900 da Sarah Bernhardt.
Dopo il grande successo fu presentato  a Londra e a New York

lunedì 8 ottobre 2012

NOBILI E BOTTONI

In questo post cerco di spiegare qual è il rapporto fra nobili, bottoni e società dal 1300 al 1850 circa.
Ci dobbiamo dimenticare del nostro tipo di abbigliamento ed immergerci nella loro realtà che era nettamente diversa dalla nostra. Iniziamo dai bottoni araldici
Questo bottone apparteneva alla famiglia Montini che ci ha dato come Papa Paolo VI. E’ un bottone in argento del 1850 circa. Questo bottone  i membri della famiglia Montini non lo hanno mai portato. E’ uno dei tanti bottoni che la servitù dei Montini aveva sulla livrea .  
La corona del casato Montini ha nove punte. L’araldica ci dice che il casato dei Montini  è un casato da CONTE. I nobili, dal 1300 al 1850 circa, avevano la servitù con la livrea con i bottoni dello stemma della famiglia, i famosi bottoni araldici. Più ricco era il casato più nobile poteva essere il materiale del bottone. Al Museo vi sono tantissimi bottoni dei servi dei nobili dei numerosi ed infiniti casati nobiliari europei.
Ecco alcuni bottoni dei casati dei nobili.
Questo bottone dei primi 1800 è di lega metallica ed ha nove punte,  la prima, l’ultima e quella centrale più alta: l’araldica ci dice che il casato è da MARCHESE.
Questo bottone è lega metallica fine 1700/1800 con sette  punte: l’araldica ci dice che il casato è da BARONE.
Questo bottone in ottone 1700 con cinque punte è del casato da DUCA. Gli stemmi meno punte hanno e più vicino il casato è al Re. Quando sono poche le punte si possono allargare a foglia e inserire quelle cosine che loro hanno: diamanti, zaffiri, pietre dure ecc.
Altri bottoni araldici
I primi due rappresentano lo stemma reale della Svezia: le tre corone, dal 1364 quando la Svezia aveva sotto di se la Finlandia e il Meclemburgo (in realtà era un Ducato). Sono databili primi 1800. Il terzo è lo stemma della Regina Elisabetta II d’Inghilterra. Il bottone è dell’esercito inglese nella seconda guerra mondiale, databile anni 1940.
La firma ufficiale del casato con la corona a  nove punte è il bottone in lega metallica circa primi 1800 dei servi del PRINCIPE.
La firma ufficiale del casato con la corona da Re è il bottone dei servi della Corona.
In questo caso il materiale come minimo doveva essere d’argento. Anche questo bottone è dei primi 1800.
Ancora bottoni araldici. Quello al centro è la croce di Malta in argento su ottone epoca 1850. A che cosa servivano questi bottoni? Quando qualcuno suonava a palazzo e  il servo più bottoni aveva e più alto era nel grado della servitù, andava ad aprire, dall’araldica dei bottoni della livrea, chi entrava capiva subito il casato della famiglia. Questi bottoni si chiamano bottoni di comunicazione.
Questo bottone è d’ argento  ed ha un sol levante. Le journal de Paris de la mode e de femme del 6 febbraio del 1806 scrive. E’ un sol levante che si vede disegnato sui bottoni di un giovane uomo di bon ton. I bottoni non potevano essere meno di 5-6 dozzine sul gilet, sulle ghette e sulle culottes.
Da quanto letto salta fuori che erano gli uomini dal 1300 a metà del 1800, che portavano i bottoni e anche molti, in questo caso una settantina. Era la media dei bottoni che i nobili portavo: dai 50 ai 150-200 bottoni.
Questi bottoni a parte 7-8, dipendeva dal taglio della veste, servivano per allacciare, gli altri erano per ostentare la ricchezza, la potenza ed il potere. Erano fatti dai migliori maestri artigiani con materiali nobili.
I bottoni hanno tutti un anellino sotto per cucirli. Venivano messi sul gilet, sulle ghette, sulle culottes, sul bordi delle giacche, delle maniche ma anche su dei grandi mantelli.
Facevano delle asole su delle lunghe passamanerie in base all’anellino  del bottone, la distanza derivava dalla grandezza del bottone. Gli anellini venivano inserite in queste asole in lunghe file e poi fermati con un filo di ferro. Essendo preziosi si potevano spostare da un abito ad un altro molto facilmente. Da cucire erano solo quelli da allacciare la veste. Le donne portavano i veri gioielli e i lacci per allacciare le vesti.
Francesco I
Le eccezioni esagerate. Pensate a Francesco 1° Re di Francia dal 1515 al 1547 si era fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro. I bottoni li aveva fatti Jack  Polin, orafo di corte, ma anche il migliore di Parigi. Il Re doveva ricevere un Sultano e doveva far vedere che fra i due era il più ricco.
LUIGI XIV
Invece il famoso Re Sole Luigi XIV Re di Francia dal 1643 al 1715, quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma anche 1826 bottoni in diamanti perché era la sua pietra preferita. Aveva speso la modica cifra di 14 milioni di franchi d’oro di allora.
La conclusione di questo post ci può portare ad un giudizio non troppo  favorevole per questi personaggi se pensiamo che il popolo moriva di fame e di stenti.
Anche qui,  però c’è il rovescio del bottone. Allora andava di moda così e nessuno ci poteva far niente.
Questi nobili facevano a gara a chi era più ricco. Noi ora quando giriamo l'Europa troviamo in ogni angolo  tantissima arte: palazzi reali, castelli, immensi musei ecc. che questi nobili ci hanno lasciato, testimoni di quel lusso, ma con tantissime meraviglie artistiche uniche ed impagabili e forse anche inimmaginabili che degli uomini abbiano creato cose così fantastiche.
Alcuni esempi: Luigi XIV ha speso 14 milioni di franchi d’oro per un pugno di bottoni, ma ci ha lasciato Versailles. Così se i Papi non pagavano Michelangelo o il Bernini non potremmo ora ammirare quelle meraviglie che questi artisti ci hanno lasciato: le più famose La Cappella Sistina ed il Colonnato del Vaticano.
Così come per tutte le altre bellezze che andiamo ad ammirare: il palazzo d’inverno di S. Pietroburgo e la residenza estiva oltre il circolo polare artico dei Romanov, l’Hermitage, oppure il Louvre di Parigi solo per nominarne  qualcuno.
Ogni frutto “aveva“ la sua stagione e quella era l’epoca della ostentazione personale che si manifestava anche attraverso l'abbigliamento e di conseguenza anche attraverso i bottoni.

Giorgio Gallavotti
Tel: 339 3483150
Mail: giorgio35@teletu.it

martedì 18 settembre 2012

BOTTONI E CURIOSITA'

Dopo quattro mesi in cui il Museo è stato aperto mattina, pomeriggio e sera siamo arrivati all’orario invernale. Questi quattro mesi al Museo sono passati in maniera alterna: giorni di grande ressa, ma anche di scarso afflusso di turisti: le cause sono diverse: dal terremoto in Emilia, il grande caldo e la crisi economica, che sono seguite al nevone dell’inverno, sono le principali che hanno influito tantissimo sulle presenze.
Aspettiamo la fine di settembre per tirare le somme e fare il bilancio. Bilancio che tutto sommato per Museo non è negativo. Ne parleremo al prossimo post.
Per riprendere il contatto vi presento dei bottoni particolari.
Bottone fine 1800 della manifattura francese di Scevre. Una maiolica smaltata con pittura a mano in oro zecchino e smalto.
La manifattura dove si serviva il Re di Francia Luigi XIV ( 5-9-1638 / 1-9-1715 ) il famoso Re Sole.
Il Re Sole quando faceva le riunioni di governo a Versailles aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma anche con 1.826 bottoni in diamanti. Lui preferiva i diamanti, era la sua pietra preferita. Aveva speso la modica cifra di 14 milioni di franchi d’oro di allora.
Bottone metà 1800: madreperla molata a mano con lamine di metallo e strass azzurri. Si favoleggia che l’abbia indossata la moglie del Re Farouk.
Epoca 1700 la famosa maiolica azzurra inglese ( WEG WOOD non so se si scrive così ) montata su argento, con firma  S65, il cammeo in onice bianco raffigura le tre età: da sinistra l’anziano, l’adulto e il giovane.
Porcellana Sat Suma giapponese primi 1900 . Sat Suma è una regione del Giappone dove non vi era nulla.
E’ stata scoperta una miniera di caolino, materia adatta per le maioliche ed è diventata la manifattura di maioliche più famosa al mondo. La decorazione è molto raffinata ed accurata nei minimi particolari usando anche oro zecchino, nei loro colori inseriscono la polvere d’oro.
Altro bottone Sat Suma. Questo bottone ricorda il famoso pittore giapponese Hokusai (1760 – 1849 ) considerato matto per la pittura, inseriva in tutti i suoi quadri sullo sfondo l’immobile monte Fuji. Lui nel 1700 disegnava già l’onda dello Tsunamis. Sotto  il famoso quadro dell’ onda.
In quest'opera, che fa parte della straordinaria serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji (1830-1832), ci troviamo dinanzi a un'emozionante interpretazione della realtà che sconfina persino nel paradossale e nel grottesco.
Due bottoni di produzione tedesca fine 1800. Una maiolica smaltata, con pittura a mano, su metallo con una ghiera munita di 32 zirconi.
Per ora l’ultimo bottone di questo piccolo post, di un grande incisore del 1800. Bottone in metallo: lo specchio basculante di acciaio o di ematite – il gatto che si guarda nello specchio – la finestra aperta – sulla destra la tenda con il merletto che vola – il parquet, sotto i piedi del gatto, con le venature del legno – la parete, dove vi è la finestra, ha la tappezzeria fiorata – alla sinistra a metà dello specchio  vicino al bordo del bottone vi sono due barrettine: è il battiscopa. Poi ditemi che non è un’opera d’arte.
Lo sapevate che le dame dal 1400 al 1600  portavano i bottoni, sotto la veste tenuta chiusa dai lacci, per allacciare il corsetto? Pensate che in quel periodo vi erano delle leggi sia sulla produzione sia sull’uso dei bottoni. Un dottore in legge non poteva avere un mantello con meno di sei bottoni d’oro; chi produceva bottoni in metallo preziosi non poteva farli in altri materiali, pena la confisca dei manufatti e severe contravvenzioni; il bottone doveva esser sempre tondo e la parte destra uguale alla parte sinistra; ecc.
La legge era molto severa e tassativa e vi erano numerosi ispettori che controllavano tutto.
In quel periodo vi era  una diatriba fra la Francia e l’Inghilterra sulla produzione dei bottoni, tantè che in Francia era proibito portare i bottoni inglesi ed in Inghilterra quelli francesi.
Le sig. dame di allora portavano quei bottoni proibiti proprio sul corsetto interno, dove nessun ispettore poteva andare a guardare. Questo per apparire all’amante trasgressiva e creava doppia seduzione, doppio stimolo ecc. ecc.
La prossima volta vi scriverò del VENTAGLIO oggetto di comunicazione fra amanti.

martedì 17 aprile 2012

Manifesto 1

Il blog si chiama "I bottoni al museo". Il titolo è stato indicato appositamente per far capire alla gente che i bottoni non sono i protagonisti del Museo, ma le storie che raccontano. Entrando al Museo si vedono una quantità enorme di bottoni. Se noi leviamo le didascalie la visita si orienterebbe sul bottone bello o brutto, di moda o fuori moda, di curioso o di buffo, oppure io quello lo avevo su un cappotto o mi sono sposato ecc. 
Il Museo non serve per questo, serve per raccontare la storia e le storie della gente. 
Questo è uno dei otto manifesti  del Museo. Ogni tanto ne presenteremo qualcuno descrivendo le storie che i bottoni raccontano.
In alto a destra la sig. ra Perly, famosa in Inghilterra. Per l’anniversario della sua congregazione (Associazione umanitaria) è degnamente addobbata di bottoni made in Britain, Marzo 1973. I membri dell’associazione portano vestiti completamente pieni di bottoni, per farsi notare, quando scendono in strada per chiedere l’obolo per la loro associazione.
Bottone in lega metallica della seconda metà del 1800. La figura rappresenta il leggendario moschettiere D’Artagnan. Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan o semplicemente D'Artagnan (tra 1611 e 1615 – 25 giugno 1673), morto nell’assedio di Maastricht. In questa città vi è una via dedicata a lui. D’Artagnan era capitano delle guardie regie e l’uomo di fiducia, di Luigi XIV, il famoso Re Sole ( 1638 –1715). Quando vi erano dei problemi delicati  alla corte di Francia era sempre D’Artagnan che li doveva risolvere. Alexandre Dumas (1802 - 1870) è stato uno scrittore e drammaturgo francese, ha scritto il romanzo dei  moschettieri quasi 200 anni dopo, mettendo nero su bianco, tutte le avventura di questi capitani di ventura. Un furbone.
Il gatto. Bottone in lega metallica 1800 inciso a mano, pieno di particolari: Lo specchio  in acciaio o ematite -  il gatto che si guarda nello specchio -  la finestra aperta -  la tenda con il merletto, che vola -  nella parete della finestra la tappezzeria fiorata - a sinistra vicino al bordo, a metà dello specchio, due barrettine, è il battiscopa che divide il pavimento dal muro.
Allegoria del  corteggiamento. Lega metallica 1700. Il bottone ha una corona di chiodi, in acciaio e carbonio, martellati con il martello fino a quando hanno preso la forma del diamante. Poi inseriti ognuno nel loro buchino (alle ore tre manca un chiodo, così vedete la tecnica di montaggio) e lucidato innumerevoli volte. 250 anni fa quando non era ossidato, quel bottone sembrava un bottone di metallo con tanti diamanti come guarnizione. Il 1700 era l’ epoca dell’ illuminismo in cui tutto doveva brillare, non solo la mente, ma anche le cose materiali.
La lavorazione dei chiodi (cut-steel acciaio martellato) era la lavorazione caratteristica del 1700.
Bottone in metallo, seconda parte 1800 raffigurante Artù, Re dei Bretoni, con la sua  armatura. Leggendario   sovrano (sec. VI-VII) della Britannia meridionale.
Secondo l’Historia Brittonum  di Nennio  (VIII sec.) avrebbe resistito con i suoi sudditi, di civiltà romana,  agli invasori  sassoni. Intorno alla figura di Artù si impernia il ciclo di leggende e tradizioni della “Tavola Rotonda “
Bottone in argento e ottone, 1800.  Napoleone  (1769 – 1821) e  Maria Luisa d’ Austria (1791 – 1847), hanno avuto un figlio proclamato alla nascita, Duca di Reichstadt e Re di Roma (1811 – 1832). Morto giovanissimo di tisi.
Il bottone ha preso il nome di Aiglon molto ricercato dai collezionisti. L'Aiglon è un'interpretazione lirica, in chiave amletica, di Edmond Rostand, del dramma del figlio di Napoleone. Sarah Bernhardt, che aveva 56 anni, interpretò la parte del giovane.
Maria Antonietta. Prima parte del 1800. Miniatura sotto vetro con cerchio dorato, montata su ottone con otto zaffiri bianchi e otto rosette di metallo.
Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, Regina di Francia - (Vienna 1755 - Parigi 1793) figlia di Francesco 1° (1708 – 1765) e di  Maria Teresa d ‘Austria (1717 – 1780) ,  sposò nel 1770 il futuro Luigi XVI, dal quale ebbe due figli. Divenuta regina in breve tempo, non fu ben vista dal popolo e da buona parte della corte. 
Scoppiata la Rivoluzione tentò di fuggire 1791 a Varennes. Ricondotta a Parigi, Maria Antonietta fu imprigionata, prima nel Tempio, poi nella Conciergerie e ghigliottinata il 16 ottobre 1793.
Dopo la Rivoluzione Francese vi è stata la Restaurazione. I nobili, che avevano salvato la testa portavano i bottoni con i personaggi della Rivoluzione Francese. Quando avevano i bottoni con i personaggi della Corona era un elogio alla Monarchia, quando portavano quelli dei Rivoluzionari era il disprezzo della Rivoluzione. Al Museo vi sono tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ma i collezionisti hanno quelli di Robespierre, Marat, Danton, Luigi XVI ed in due versioni il Cappello della Libertà, che Luigi XVI aveva lanciato al popolo come segno di pace. Hanno aggiunto al gruppo anche Giovanna D’Arco. Era vissuta lontano dalla rivoluzione 1412 – 1431, ma era stata considerata la capostipite della rivolta verso il potere precostituito e l’avevano inserita in quell’elenco.
Bottone a cuore metà del 1800. Micro mosaico tipo Ravenna o bizantino. Le tessere in smalto, incollate su ceramica sono distaccate una dalle altre. Sono racchiuse come in una scatolina scoperta, sormontata da una cresta  d’argento.
Nell’angolino a destra l’autore del Museo in punizione così impara.

martedì 3 aprile 2012

Cosa può mai dire un bottone? Parte 1

A Santarcangelo di Romagna dal maggio 2008 è visitabile il primo e l’ unico Museo del Bottone in Italia.
Molte persone  mi chiedono  perché il Museo ha un grande successo attirando tanti visitatori e che cosa trovano in un bottone, oltre alla curiosità della moda e della trasformazione dei modelli e dei materiali.
La domanda più frequente è: cosa può mai dire un bottone ?
La maggioranza della gente pensa che il Bottone serva solo per unire due pezzi di stoffa, bottoni utilitari,
o al più per mostrare  il proprio amore per la moda, quindi bottoni di ostentazione.
Erano bottoni utilitari, anche quelli ordinati dalla Regina d’Inghilterra Elisabetta 1°,  nella seconda parte del 1500,  per  i soldati, da cucire su tutto il paramano delle maniche per evitare che  si pulissero il naso con la manica. Come erano utilitari quelli cuciti sulla schiena dei soldati dei rispettivi eserciti, nella guerra di Seccessione Americana 1861-1865, affinché  di notte quando dormivano, si combatteva solo di giorno, non avevano la possibilità di dormire a lungo, russando potevano rilevare la posizione al nemico,  perché  nel girarsi i bottoni erano fastidiosi … svegliandosi.  Come erano utilitari i famosi bottoni del contrabbandiere: perfette scatoline per attraversare le frontiere con merce proibita.
I bottoni, oltre alla ostentazione,  possono essere anche di comunicazione, di seduzione, di gossip o di superstizione. Possono essere anche delle pietre miliari della nostra storia che con la loro simbologia ricordano avvenimenti politici,  economici,  sociali e di costume.
L’ostentazione:  i nobili dal 1300 al tardo 1800 adoperavano 50-100-150 bottoni, solo 3 o 4 erano perabbottonare la veste, gli altri erano solo per ostentare ed erano sistemati in lunghe file fermati dietro con un filo di ferro, in modo che se occorreva cambiare vestito, visto la preziosità dei manufatti, si sfilavano e poi si mettevano su un  altro abito.
ostentazione - maiolica smaltati con pittura a mano e 32 zirconi fine 1800

La preziosità derivava dai materiali nobili come oro, argento, pietre dure,  ma anche in vetro, in smalto, avorio e metallo riccamente lavorati  dagli artigiani più famosi dell’ epoca. In quel periodo  i bottoni erano esclusivamente per gli uomini: erano i loro gioielli. Le sig.re Dame portavano i veri gioielli e per allacciare le vesti avevano i lacci e si facevano cucire le maniche aderentissime,  direttamente dalla sarta,  prima  di entrare nella sala dove erano state invitate. Ecco due esempi di ostentazione:
1° Francesco 1° Re di Francia nel 1500 si è fatto fare una veste di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro, fatti da Jack  Polin, l’orafo di corte, ma anche il più famoso di Parigi, perché doveva ricevere un Sultano e doveva far vedere che fra i due il più ricco era Lui.
2° Luigi XIV il famoso Re Sole, quando faceva le riunioni di governo a Versailles, siamo alla fine del 1600 primi 1700, indossava una veste con 816 bottoni in pietre dure, ma anche 1826 bottoni con diamanti, al plurale su ogni bottone, era la sua pietra preferita, ed aveva speso la modica cifra di 14 milioni di franchi
d’oro di allora.
La comunicazione si presenta in vari aspetti: può essere quella di appartenenza a una famiglia, a un corpo militare, a un club…. ma anche quella di comunicare una cosa personale o un lutto particolare, o di rappresentare  favole, tragedie, paesaggi famosi, personaggi  famosi  ……
La comunicazione, attraverso il bottone, era presente nei salotti bene del 1700 – 1800. 
1° in argento araldicofine 1800 del casato Montini che ci ha dato il papa Paolo VI
2° Lo scultore sta scolpendo una statua e dalle conchiglie raffiguranti la capasanta
ci comunica che sta realizzando il busto della Venere

La servitù dei nobili aveva la livrea con i bottoni con lo stemma del casato a cui appartenevano e più era ricco il casato più nobile era il materiale con cui erano fatti i bottoni,  in lega metalliche ma anche in oro e argento. Quando una persona arrivava a palazzo e il servo, più bottoni aveva e più alto era il grado di servitù, apriva la porta, chi entrava capiva subito dallo stemma araldico dei bottoni,  bene in vista, con chi aveva a che fare. Il bottone con il simbolo della  corona con sotto le iniziali della famiglia è da Famiglia Reale; lo stemma con corona a 5 punte è da Duca; con 7 da Barone; con 9 tutte uguali è da Conte; con 9 la prima, la centrale e l’ultima più alte è da Marchese.  Meno punte più alto è il casato,  perché la punta alla estremità, si  aprivano a foglia ed era possibile arrichirla con diamanti, zaffiri, pietre dure ecc..

Bottone in madreperla inciso 1700 a rebus “ ELLA A CEDE’
Fanno parte della comunicazione anche i bottoni “rebus”, famosi proprio in quanto stimolavano le discussioni e la curiosità dei conviviali, l’attuale gossip.  Pensate le chiacchiere e le supposizioni in un salotto di qualche nobile ove un personaggio si presenta con la marsina piena di quei bottoni rebus  ove si  può decifrare che  “ ella a cedè “. Con chi? Come? Quando? Dove? E tanti altri punti interrogativi che alimentano sempre più la curiosità delle persone, in quella sala non si parlava d’altro.
Un segreto da tenere nascosto, ma felice di farlo conoscere senza troppo compromettersi.
Invece Enrico III Re di Francia ( 1551-1589) disegna e fa coniare, in seguito alla morte dell’ amante 18 dozzine di appariscenti bottoni d’argento a forma di teschio, dando così inizio ad una lugubre moda.
Di esempi se ne possono fare tantissimi, ma credo che quelli descritti siano sufficienti per capire l’uso del bottone come oggetto di comunicazione.       
Cosa può mai dire un bottone? Parte 2